CorFio: "Vivaio viola, allarme talento: il rischio è perderli per strada"

Il caso viola riapre il dibattito: in Italia i giovani faticano a trovare continuità rispetto ai modelli dei top club europei

30 maggio 2026 10:45
CorFio: "Vivaio viola, allarme talento: il rischio è perderli per strada" -
Condividi

“Saranno famosi?”. Se lo domanda il Corriere Fiorentino analizzando il futuro della Fiorentina Primavera, fresca campione d’Italia dopo la vittoria contro il Parma. Il settore giovanile viola continua a produrre risultati importanti, come sottolineato anche nell’intervista al responsabile Valentino Angeloni, ma resta un interrogativo centrale: quanti di questi talenti riusciranno davvero a passare dalla Primavera al calcio professionistico?

Il quotidiano evidenzia come la storia recente del calcio italiano offra pochi esempi di giovani capaci di imporsi stabilmente tra i grandi. Considerando le ultime tre finali scudetto — Sassuolo-Roma, Fiorentina-Inter e Fiorentina-Parma — emerge un dato significativo: tra i protagonisti, soltanto il romanista Pisilli è oggi titolare fisso in prima squadra. Un numero che racconta con chiarezza la difficoltà del salto dalla Primavera al professionismo.

La Fiorentina, da tempo, sta valutando soluzioni alternative per accompagnare la crescita dei propri giovani, tra cui la creazione di una squadra B e una rete di prestiti mirati in Serie B o Serie C, come già avvenuto con Rubino alla Carrarese o altri esempi di esperienze formative all’estero. Tuttavia, l’iter per l’iscrizione a una seconda squadra è lungo e non sempre le esigenze dei club ospitanti coincidono con quelle di chi deve valorizzare i propri talenti, con il rischio concreto di disperdere parte del patrimonio tecnico.

Le vittorie, intanto, accendono i riflettori sui protagonisti dello scudetto: diversi giovani viola e lo stesso allenatore Galloppa sono già al centro dell’interesse di altri club. L’Avellino si è mosso per Braschi e Kouadio, la Sampdoria vuole trattenere Martinelli, mentre offerte sono arrivate anche per il terzino Balbo, tra i più utilizzati da Vanoli in prima squadra.

Il nodo principale, però, resta culturale. In Italia i giovani vengono spesso considerati tali fino ai 20 o 21 anni, mentre nei top club europei — come Liverpool, Chelsea, Manchester City, Bayern Monaco e Arsenal — non è raro vedere 18enni protagonisti in partite decisive. In alcuni casi, come al Feyenoord, si arriva a lanciare anche giocatori di 16 anni. Una differenza di mentalità che continua a pesare sul futuro del calcio italiano.