CorFio: "Della Fiorentina di Vanoli non è rimasto quasi niente ma la rivoluzione viola è ancora un cantiere"

Sette undicesimi nuovi, otto acquisti e un mercato tutt’altro che concluso: Paratici ha cambiato volto alla squadra, ora Grosso dovrà darle un’identità prima del debutto da brividi con la Roma.

09 agosto 2026 11:33
CorFio: "Della Fiorentina di Vanoli non è rimasto quasi niente ma la rivoluzione viola è ancora un cantiere" -
Condividi

Era il 22 maggio scorso e al Franchi, contro l’Atalanta, la Fiorentina si presentava così: Christensen; Dodò, Comuzzo, Rugani, Gosens; Fabbian, Mandragora, Brescianini; Harrison, Piccoli, Gudmundsson. L’allenatore, va da sé, era Paolo Vanoli e a guardare oggi quella formazione si fa presto a capire cosa ne sia rimasto. Niente, o quasi.

Certo, era l’ultima giornata e non avendo nulla da chiedere si diede spazio (anche) a chi aveva giocato meno ma non è che prendendo in considerazione l’11 «ideale» dell’ultimo campionato cambi molto. Basta sostituire Christensen con De Gea, Comuzzo e Rugani con Pongracic e Ranieri e, a centrocampo, inserire Fagioli e Ndour al posto di Fabbian e Brescianini. E poi Kean, certo, che però nel girone di ritorno ha giocato pochissimo.

Oggi, a due settimane dall’inizio della nuova serie A, quella Fiorentina non esiste più. Una vera e propria rivoluzione, passata attraverso tanti e spesso sorprendenti colpi di mercato e che, per la verità, non è ancora finita. Anzi. Paratici infatti non ha ancora terminato la sua opera e tutto lascia pensare che molto debba ancora accadere. In tutti i reparti. In difesa per esempio il diesse è a caccia di un altro terzino sinistro che si possa alternare con Valdepenas, mentre a centrocampo si sta lavorando col Sassuolo per un’operazione che porterebbe Fabbian e Fortini in Emilia e Thorstvedt a Firenze. Senza dimenticare Fagioli, la cui posizione non è poi così blindata, e la possibile ricerca di un ulteriore mediano. E che dire dell’attacco? Preso Mastantuono manca ancora l’esterno da piazzare dall’altra parte mentre è più che avviata la trattativa col Bologna per la cessione di Piccoli che, là davanti, farebbe spazio a Mateo Pellegrino. Già adesso comunque, e in attesa che il mese di agosto porti con sé questi ulteriori cambiamenti, si può buttar giù una squadra diversa per sette undicesimi rispetto a quella che avevamo lasciato a maggio. Eccola: De Gea; Jimenez, Dragusin, Viery, Valdepenas; Oulai, Fagioli, Atta; Mastantuono, Gudmundsson; Kean. Quattro reduci (De Gea, Fagioli, Gud e Kean) e stop.

Diversi i giocatori, diverso l’allenatore e, questa almeno è l’idea in prospettiva, molto diversa la filosofia di gioco. Il tutto, come si diceva prima, con l’esordio (da brividi) di lunedì 24 agosto a Roma contro Gasperini ormai dietro l’angolo. Se la faccia splendente della medaglia sta quindi nell’aver riacceso l’entusiasmo portando in viola giocatori di altissimo livello dall’altra parte c’è un cantiere ancora inevitabilmente aperto e con tanto, tantissimo lavoro da fare. Non sarà come quello di Ponte al Pino insomma, ma poco ci manca. Con annessi disagi. Basta pensare al fatto che Mastantuono (forse il colpo più importante assieme ad Atta) si allenerà soltanto oggi per la prima volta o al fatto che l’ultimo elemento del tridente teoricamente titolare, di fatto, non c’è ancora. Non solo. Volendo costruire una Fiorentina «forte e duratura» (parole di Paratici ribadite da Grosso) sono arrivati giocatori giovani o giovanissimi (l’età media degli 8 acquisti è 21,75 anni, Joao Mario (26) il più anziano) e con i ragazzi, si sa, a volte ci vuole un po’ di pazienza. Mettiamoci poi che tanti di loro (Viery, Valdepenas, Ouali, Mastantuono) non hanno mai giocato in Italia e, quindi, avranno probabilmente bisogno di un periodo di adattamento.

Tocca al «capo cantiere» Grosso tirar fuori da questi preziosi mattoncini un palazzo alto e solido ma, ad oggi, i lavori sono ancora inevitabilmente in corso.