Sulle pagine de La Nazione, oggi in edicola, è possibile trovare un’interessante analisi di una nozione di natura giuridica molto diffusa nel mondo del calcio e che, al momento, riguarda da vicino anche la Fiorentina.

“Tutti ormai la chiamano clausola rescissoria, ma il termine giuridico vero – e quindi giusto – per inquadrare quella nota che si sceglie di utilizzare per completare il contratto con un giocatore, la definisce “clausola risolutiva” o meglio “clausola penale“.
Già, ma chi e che cosa garantisce di più questa formula ormai divenuta una prassi quando si tratta di riscrivere i contratti dei calciatori più forti o più importanti? E’ evidente che la clausola è un normale compromesso fra club e tesserato ed entrambi quindi, al momento di sottoscriverla, ci vedono una – ampia – possibilità di guadagno. Il calciatore perché conoscendo il suo prezzo “definitivo” può, eventualmente, spingere un terzo club interessato a lui – e dove andrebbe volentieri – a presentarsi al tavolo della trattativa con i soldi… giusti ed evitare ostacoli. Allo stesso tempo la clausola garantisce alla società un introito superiore – vedi i 50 milioni per Kalinic – al normale valore di mercato di un tesserato e soprattutto non concede sconti. Insomma: prendere o lasciare. E solo a quella cifra. Il rischio? Se qualcuno crede di mettere una clausola rescissoria solo per… Difendersi da attacchi della concorrenza commette un errore. Qualsiasi cifra, anche la più alta, quella che credi nessuno possa mettere sul piatto, in un mercato globale come quello di oggi – paesi arabi, Cina e in parte gli States – possono fare la mossa che spiazza grazie a disponibilità economiche impensabili per l’Europa. Ma normali e realistiche per la filosofia degli affari di questi paesi“.

Fonte: La Nazione

Comments

comments