Baggio sul passaggio alla Juve: "Piangevo per quello che succedeva a Firenze, non ho chiesto la cessione"

Roberto Baggio ha lasciato una lunga intervista al Corriere della Sera in cui ha parlato anche della Fiorentina

10 maggio 2026 12:25
Baggio sul passaggio alla Juve: "Piangevo per quello che succedeva a Firenze, non ho chiesto la cessione" -
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Roberto Baggio ha lasciato una lunga intervista al Corriere della Sera in cui ha parlato anche della Fiorentina, queste le sue parole:

Le sue ginocchia sono piene di cicatrici.

(Baggio alza il pantalone) «Sono i segni lasciati dai tanti infortuni che hanno costellato la mia carriera. La prima volta che mi ruppi il ginocchio ero solo un ragazzino e non c’erano le tecniche chirurgiche che ci sono oggi giorno».

Così andò in Francia, a Saint-Étienne, da Bousquet.

«Il primo in Europa a operare con materiali organici. Mi asportarono tessuto dal muscolo, il vasto mediale, per ricostruire il crociato, che non c’era più. La gamba doveva essere aperta come un libro, per essere operata a vista. Andammo a Saint-Étienne sulla vecchia Ford di famiglia. Dodici ore di viaggio nel silenzio: era il terrore che non sarei più tornato a giocare».

E dopo l’intervento?

«Quando mi svegliai dall’anestesia urlavo per la sofferenza. Non potevo prendere antidolorifici, sono sempre stato allergico. Dissi a mia madre: “Se mi vuoi bene, uccidimi”. Non riuscivo più a correre, ad allenarmi come prima. Per mesi non incassai gli assegni dello stipendio della Fiorentina».

Perché?

«Perché mi vergognavo. Non riuscivo ad accettare l’idea di guadagnare senza poter lavorare, senza poter dare qualcosa in cambio. Così mettevo gli assegni nel cassetto. Mi tornava in mente mio padre, la sua faccia, la sua voce quando diceva che i soldi non meritati portano sfortuna. Per me il lavoro è sempre stato legato alla dignità. Anche se ero ferito, anche se non dipendeva da me, sentivo comunque quel peso». Estate 1990: il passaggio dalla Fiorentina alla Juventus. Un trauma.

«Firenze si ribellò. Al ritiro azzurro di Coverciano arrivai nascosto nella volante della polizia, per non farmi riconoscere dai tifosi viola ai cancelli. Piangevo come un bambino. Si sentivano passare le ambulanze dirette verso la sede della Fiorentina, dove gli scontri durarono tre giorni. Sentivo un dolore lancinante per tutta quella rabbia e quella sofferenza. Non avevo mai voluto la cessione, ma mi sentivo colpevole».

Quando tornò a Firenze con la Juve, mentre tornava negli spogliatoi i tifosi le lanciarono una sciarpa viola.

«E io la raccolsi da terra. Era un gesto di rispetto, di amore verso quella squadra che aveva creduto in me nonostante tutti gli infortuni».

Non tirò il rigore contro la Fiorentina.

«Tirò De Agostini, che era il rigorista prima del mio arrivo».