“Mi sto inserendo piano piano in questa nuova Fiorentina. Adesso sono un jolly: faccio marketing, seguo la squadra e parlo con il presidente”. Il 20 aprile scorso Antognoni concludeva così la sua lunga intervista alla 7 Gold.

La domanda riguardava l’attuale ruolo dell’Unico Dieci nella società viola e la risposta, come è facilmente intuibile dalle sue stesse parole, è stata piuttosto vaga. Antognoni, infatti, fa un po’ di tutto, ma dopo il 2-0 inflitto dal Palermo è stato mandato Freitas a parlare alla stampa. Un controsenso, perché una Fiorentina indifendibile, come quella vista in Sicilia, poteva tranquillamente affidarsi alle parole di un ex giocatore, che avrebbe certamente sottolineato la prestazione deludente della squadra e, magari, avrebbe pure fatto da medium con i tifosi con frasi del tipo: “I giocatori sono dispiaciuti e di certo lavoreranno affinché tutto ciò non ricapiti”.

Freitas sarebbe stata un’ottima soluzione qualora ci fossero state delle scusanti, oppure degli appigli vari, come una stagione lunga ancora da giocare, un infortunio, oppure un arbitraggio discutibile. Tuttavia, quando non esistono alibi (perché domenica scorsa proprio non ce n’erano), Antognoni avrebbe potuto appropriarsi del ruolo che tutti si aspettavano avrebbe avuto, ovvero quello di raccordo tra società e tifosi. Si sarebbero evitati argomenti come “il futuro di Sousa” o “contratti da firmare” e si sarebbe parlato di aspetti tecnico-tattici, anche perché di questo può occuparsi al momento Antognoni, visto e considerato il suo grande passato da fantasista.

Invece la bandiera viola rimane nel suo involucro, messa in ombra pochi giorni dopo la sua ufficialità, quando si parlava di “mossa strategia” della Fiorentina per allontanare momentaneamente la delusione dei tifosi verso la società. Di mossa strategica si è trattato? Dobbiamo fidarci di quelle che venivano definite “malelingue”? Finché Antognoni non avrà un vero ruolo in società, anziché fare il jolly, rimarremo sempre nel dubbio.

Tommaso Fragassi