Antognoni: "L'unica squadra per cui ho vacillato è stata la Roma. Ma Firenze affetto straordinario"
Intervistato a La Nazione, Giancarlo Antognoni parla di se stesso, della Fiorentina e del calcio italiano in questo momento storico.
Come l’abbraccio di Firenze che non si è mai interrotto. Come si spiega ai più giovani che l’amore di una città vale più di “dieci scudetti“? «Ora è complicato. Così come spiegare che una volta nel calcio c’erano le bandiere. Ora No, tutto va di corsa, è un mondo diverso. Prima c’era la voglia di riconoscersi in qualcosa o qualcuno. Poi con la globalizzazione si è perso il valore delle piccole cose, come lo stare insieme, condividere e fraternizzare. Lo vedo con i giovani. Prima si poteva crescere con calma, ora no».
Anche nel calcio? «Soprattutto nel calcio».
Che è diventato solo business e che fa andare tutto in fretta. «E non puoi farci nulla, ti devi adeguare e devi soprattutto usare la testa. Pensi a Palestra: in un attimo si è ritrovato in Premier, impossibile dire di no, ma sono sicuro che farà bene perché è un ragazzo che ha la testa giusta».
Una bella investitura. Lei che è stato un numero 10 straordinario, c’è un giocatore che le assomiglia o che le piace? «Devo dire Nico Paz. Anche lui a testa alta, ma ha rispetto a me più velocità di gioco. Ma è il calcio di oggi che lo impone. Poi è inserito in un contesto fatto apposta per lui. Mi ci rivedo».
Paz è tornato a Como, nonostante le sirene del Real. Tempi e situazioni diverse, ma anche lei non si è mai mosso di qui. «Soprattutto modi diversi. Io ha detto no a Juve, Milan e Roma, anche se...»
Anche se? «Con la Roma ho vacillato, perché è la città di mia moglie. Ma Firenze ha per me un affetto straordinario ricambiato. E stava anche cambiando la Fiorentina. Stavano arrivando i Pontello...»