Amore che vieni, amore che vai

Dopo cinque anni belli ed intensi sta per concludersi la storia d'amore tra Borja Valero e la Fiorentina, cosa resterà di tutto questo...

Io t’ho amato sempre, non t’ho amato mai, amore che vieni, amore che vai

Alla fine Borja Valero se ne andrà davvero… Se ne andrà dalla Fiorentina che avrebbe dovuto guidare in qualità di capitano, se ne andrà dal cuore del centrocampo del quale avrebbe dovuto essere il metronomo, se ne andrà dal calore e dall’affetto di Firenze e se ne andrà anche dall’immaginario collettivo dal quale era stato eletto, a furor di popolo, come simbolo di un’intera tifoseria.

Se ne andrà per andare a far parte dell’ambizioso progetto della nuova Inter di Luciano Spalletti, grazie al quale potrà godere di un ricco e lungo contratto che – in età avanzata – non può che far piacere. Se ne andrà nella grigia e fredda Milano, dove il rischio di perdersi nella nebbia dell’anonimato – come già accaduto ad altri illustri campioni prima di lui – è molto più di una remota ipotesi anche per un giocatore che ha già dimostrato tutto il suo valore.

Il centrocampista spagnolo se ne andrà al termine di una querelle nella quale il confine tra verità e finzione è sembrato (troppe volte) fin troppo labile ed in cui l’antica, ma mai dimenticata, usanza dello scaricabarile non ha fatto altro che alimentare un malessere generale manifestato a suon di cori, striscioni e contestazioni.

Se ne andrà, il Sindaco, al termine di una situazione paradossale in cui, da un lato, la società continuava a far ricadere le colpe della dolorosa separazione sulle sue spalle – ribadendo a più riprese la sua volontà di trasferirsi in nerazzurro – e, dall’altro, lui cercava, con tutti i mezzi a disposizione, di rinnovare il suo amore nei confronti della città e della tifoseria sottolineando come invece fosse la società gigliata a spingere verso una cessione dettata principalmente da ragioni di ordine economico.

Se ne andrà, Borja Valero, dopo cinque anni belli (se non sul piano dei risultati almeno su quello emotivo), intensi e vissuti da protagonista dal primo all’ultimo giorno. Una parentesi sportiva ma anche un’esperienza di vita estremamente importante, fatta di passeggiate panoramiche a Piazzale Michelangelo ed appuntamenti fissi nelle gelaterie del centro storico, tanto per lui quanto per la sua famiglia, entrata nel cuore dei fiorentini per una semplicità difficilmente riscontrabile in quei campioni spesso fin troppo superstar, tanto da risultare così poco umani…

Se ne andrà così uno dei simboli della storia recente della Viola ma lo farà con l’auspicio – ovviamente dei tifosi ma molto probabilmente anche suo – di poter tornare e magari di poter proseguire la sua vera esistenza, che va oltre i presidenti, i direttori sportivi ed i contratti, nella città che tanto gli ha voluto bene e che, indubbiamente, continuerà a farlo per sempre. Perché in effetti, come cantava Fabrizio De André nel lontano 1968, “Amore che fuggi da me tornerai”…

Gianmarco Biagioni

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