Almiron entra nella storia: primo calciatore espulso per aver coperto il labiale con la mano
Applicata la nuova regola per evitare insulti razzisti coprendo il labiale
In una partita elettrica, con un accenno di rissa al secondo e una tensione che dalla panchina arriva dritta al campo, si scrive una piccola pagina di storia del Mondiale e del regolamento del gioco del calcio. Succede tutto al 48’ di Turchia-Paraguay 0-1 (gol lampo di Galarza per i sudamericani) quando, in uno dei tanti momenti di gioco fermo con un qualche giocatore a terra, l’arbitro salvadoregno Barton è richiamato al VAR. All’inizio non si capisce bene perché, poi le immagini lo spiegano chiaramente: il 10 dei sudamericani Almirón si è rivolto al turco Muldur, dicendo qualcosa con la mano davanti alla bocca ed è una situazione di gioco proibita dal nuovo regolamento. La conseguenza è un rosso diretto sotto al muso del paraguaiano incredulo, con la panchina di Alfaro che insorge; al contrario, i turchi esultano e aizzano le decine di migliaia di connazionali in maglia rossa che popolano le tribune del Levi’s Stadium. In una partita complicatissima, ora i turchi intravedono uno spazio per recuperare.
Non c’era mai stato un rosso così: questa è la prima espulsione della storia a un giocatore colpevole di coprire il labiale. La nuova regola era stata approvata dall’IFAB all’unanimità proprio per colpire i calciatori che, mascherando il labiale, spesso pronunciano insulti o frasi antisportive. La norma è entrata in vigore da questo Mondiale, lo stesso presidente Gianni Infantino lo aveva spiegato così: “Chi non ha nulla da nascondere non ha motivo di celare il labiale, quindi se il gesto serve a coprire un’offesa discriminatoria, il cartellino rosso deve diventare la conseguenza naturale per ripulire il calcio da questi comportamenti inaccettabili“. All’origine di tutto l’ormai celebre caso Prestianni-Vinícius: durante Benfica-Real Madrid dello scorso febbraio, l’argentino Gianluca Prestianni si avvicinò al brasiliano Vinícius coprendosi la bocca con la maglia. In seguito alla denuncia del brasiliano e all’indagine UEFA, il giocatore fu riconosciuto colpevole di condotta omofoba e squalificato per sei partite. Da lì, la linea dura applicata per la prima volta qui a San Francisco. Lo scrive la Gazzetta dello Sport