
La Fiorentina che non muore più al 94’: stavolta è cambiata davvero?
Dopo mesi di gol subiti nei minuti di recupero, contro il Como la Fiorentina ha finalmente gestito vantaggio, tensione e pallone con maturità.
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SEO Title: Fiorentina, gestione del recupero contro il Como: segnale di maturità
Meta Description: La Fiorentina non crolla più nei minuti di recupero: contro il Como dimostra maturità e gestione del vantaggio. È l’inizio di una svolta?
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Dopo tanti punti persi nel recupero, la Fiorentina contro il Como resiste e gestisce il vantaggio. Segnale isolato o svolta definitiva?
I punti che pesano più delle sconfitte
Ci sono sconfitte che fanno rumore.
E poi ci sono pareggi o gol subiti nel recupero che non fanno titoli, ma scavano la classifica giornata dopo giornata.
La stagione della Fiorentina è stata segnata proprio da questo: i minuti finali. Non episodi isolati, ma una tendenza.
Contro il Cagliari Calcio, il gol di Sebastiano Luperto al 94’ ci ha tolto due punti.
Contro il Como 1907, la rete di Ibrahim Addai al 94’ ha riaperto una partita che sembrava chiusa.
Poi il Hellas Verona FC, la SS Lazio, il AC Milan, il Torino FC.
Gol al 90’, 93’, 94’, 95’.
Non è sfortuna quando succede così tante volte.
È gestione. O meglio, cattiva gestione.
Ed è lì che si dividono le squadre immature da quelle che vogliono crescere.
Contro il Como non è stata solo una vittoria
Doppio vantaggio.
Gol dell’1-2 subito.
Stadio che trattiene il fiato.
In altre occasioni avremmo visto lanci lunghi senza senso, reparti sfilacciati, panico mascherato da frenesia.
Stavolta no.
La Fiorentina ha fatto girare il pallone, ha rallentato quando serviva, ha occupato gli spazi giusti. Gli ultimi minuti giocati vicino alla bandierina del calcio d’angolo sono stati un manifesto di gestione emotiva prima ancora che tattica.
Non è spettacolare.
Non è romantico.
Ma è maledettamente efficace.
Anche Piccoli, pur divorandosi un’occasione clamorosa davanti al portiere, ha contribuito tenendo alta la squadra e guadagnando secondi preziosi. A volte il lavoro sporco vale quanto un gol.
I nuovi stanno dando sostanza
Altro segnale incoraggiante riguarda gli innesti.
Brescianini sta portando equilibrio e corsa.
Solomon è uno che salta l’uomo e accende la scintilla.
Harrisson aggiunge imprevedibilità in zone dove prima eravamo leggibili.
Per Giovanni Fabbian il giudizio resta sospeso: fin qui non ha inciso, ma il talento non si discute.
Rugano invece è ancora un punto interrogativo, non avendo ancora esordito.
La differenza però è un’altra: oggi chi entra non abbassa il livello. E questo, in un campionato lungo e logorante, cambia gli equilibri.
Illusioni vietate, continuità obbligatoria
Attenzione però all’euforia.
Una gestione corretta nel recupero non cancella mesi di fragilità.
Una vittoria non riscrive la classifica.
Un segnale non è ancora una svolta.
La parola chiave adesso è continuità.
A Pisa non serviranno dichiarazioni, ma personalità. Perché se vuoi davvero lasciarti alle spalle l’etichetta di squadra fragile nei minuti finali, devi confermarti lontano da casa, sotto pressione, senza alibi.
Lì capiremo se è maturità o solo una parentesi.
Non chiediamo perfezione.
Chiediamo crescita reale.
Non vogliamo più tremare quando l’arbitro guarda l’orologio.
Non vogliamo più calcoli sui punti persi al 94’.
Se questa Fiorentina ha imparato a soffrire insieme, allora può ambire a qualcosa di più grande.
Se era solo un’eccezione, la realtà busserà presto.
A Pisa si va per vincere.
Non per sperare.
Lo Scugnizzo Viola non si accontenta.
E non dimentica.
