Si scaldano gli animi in giro per i campi d’Italia e d’Europa, e purtroppo a scaldarsi non sono le curve dopo un gol ma le mani che brandiscono coltelli e colli di bottiglia, per motivi ancora indefiniti e, sinceramente, di difficile comprensione. Si scaldano le frange estreme del tifo, come se per essere considerati tifosi bastasse indossare una sciarpa che cela il volto, e dopo i focolai di Bergamo questa settimana porta agli onori delle cronache altri due gravi episodi di violenza. Il primo, lunedì sera, ha visto i “Biris Norte”, il “caliente” gruppo ultras del Siviglia, mettere a ferro e fuoco un bar del centro della città andalusa. Nella scena da saloon, che sembra tratta da un western di terza categoria, un malcapitato tifoso juventino di origini belghe è finito in ospedale in condizioni piuttosto serie. Come se ciò non bastasse, gli occhi delle forze dell’ordine si spostano oggi a Napoli, dove la non troppo serena viglia di Champions ha visto un tifoso della Dinamo Kiev costretto al ricovero dopo essere stato trafitto da una coltellata. Attacchi mirati, organizzati e studiati a tavolino, che quasi sfiorano il vero e proprio stampo mafioso, tafferugli, almeno in questa settimana che ci auguriamo prosegue senza ulteriori tensioni, quasi all’ordine del giorno ed un clima di terrore che rischia di gettare nuovamente il mondo del calcio in un incubo dal quale ormai eravamo convinti di esserci finalmente svegliati. Quasi come se si trattasse di un temibile virus per il quale ancora non è stato scoperto un antidoto capace di debellarlo…

Gianmarco Biagioni

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