Quella che state per leggere non è una notizia, né un articolo sul calcio. Ciò che state per leggere è più simile ad una riflessione a partire da un simpatico evento di cronaca. Pochi giorni fa, infatti, in una classe della prima elementare è stato assegnato il seguente compito: scrivere e disegnare la parola “Chiesa”. Niente di più semplice, così almeno poteva sembrare. Un bambino di nome Vittorio, però, ha spiazzato la maestra, consegnando un foglio su cui aveva disegnato Federico Chiesa, attaccante della Fiorentina.

Quello che vogliamo sottolineare di questo fatto di cronaca è la purezza e l’immaginazione del bambino, che osserva le cose con una prospettiva rovesciata e con quello stupore ed entusiasmo che gli permette di percepire il lato bello e commovente di ogni situazione, oltrepassando con la fantasia le apparenze comuni e banali. Quel suo essere “tifoso” che si lascia ancora appassionare dai calciatori ed emozionare per uno sport in cui, purtroppo, i soldi ormai contano più dei sentimenti.

Non è un caso se negli anni le tifoserie hanno ridotto al minimo i cori per i singoli giocatori. Si ha paura di affezionarsi a qualcuno che potrebbe “tradirci” nel giro di pochi mesi. Un contratto più ricco, una squadra più blasonata, basta poco per veder partire i propri beniamini e, magari, vederli vestire la maglia degli acerrimi nemici. Il mercato internazionale ci ha ridotto a freddi calcolatori incapaci di provare amore? Forse, quel che è certo è che con il passare del tempo la situazione non migliora.

Ecco perché vorremmo essere come Vittorio, anche noi vorremmo vivere il calcio come lo vive questo piccolo di sei anni, ovvero con il più sano e genuino amore per i colori, per le bandiere e, perché no, pure per i giocatori. Insomma, a volte, forse, faremmo meglio a pensare come bambini, sicuramente impareremmo che la felicità è una cosa semplice, semplice come un gol di Federico Chiesa.

Tommaso Fragassi