Per i più giovani, probabilmente, è un nome che dice poco e niente, per i più anziani, invece, sentir parlare di Nello Baglini significa tornare con la memoria al secondo (e ultimo) scudetto vinto dalla Fiorentina.

Nello Baglini, infatti, non fu solamente il presidente viola dal 1965 al 1971, ma anche il presidente della Fiorentina più giovane, più divertente e più spregiudicata della sua storia. Quella di Albertosi, De Sisti, Amarildo, Maraschi e Chiarugi, per intenderci.

L’avventura dell’imprenditore pisano, però, non cominciò nel migliore dei modi. Inizialmente a Firenze veniva accusato di passare troppo tempo distante dalla città, una critica che il capoluogo toscano ha sempre portato avanti negli anni, tanto da essere arrivata fino ai giorni nostri. Baglini, infatti, viaggiava spesso a Milano, dove operava nel settore dell’inchiostro, ma questo non gli impedì di lavorare nel migliore dei modi per la sua squadra. Egli sbagliò pochissime mosse sul mercato e la sua intelligenza fu sempre accompagnata dalla ferrata conoscenza del calcio, dal fiuto per gli affari e dall’ottimismo, tanto da venire definito “Il presidente della bottiglia mezza piena”.

Pensare che quando rilevò la Fiorentina nel 1965 dovette ripianare un buco di bilancio (esatto, avete letto bene) da 800 milioni. Le scarse finanze lo costrinsero quindi ad elaborare altre strategie per costruire una squadra competitiva. Cosa per cui impiegò gran parte del suo tempo, sacrificando spesso anche le questioni personali di imprenditore.

Per ridurre al minimo il margine di errore Baglini si affidò dunque ad Egisto Pandolfini, un personaggio che si rivelò fondamentale, un uomo di calcio nel senso completo del termine che seppe individuare i giocatori più adatti al minor prezzo.

Fu così che Baglini diventò il primo, e forse unico, esempio nel calcio italiano ad essere riuscito a vincere una scudetto cedendo i pezzi migliori. La sua Fiorentina conquistò simpatie ovunque e, soprattutto, un campionato di Serie A nel 68-69, l’ultimo vinto dalla compagine gigliata.

Tommaso Fragassi

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