Pontello: "Scudetto '82? Forse non si poteva giocare uno spareggio, c'era il Mondiale..."

"I ragazzi dell'82 hanno un posto speciale nel mio cuore. Abbiamo una chat chiamata 'terzo scudetto'"

17 agosto 2026 09:06
Pontello: "Scudetto '82? Forse non si poteva giocare uno spareggio, c'era il Mondiale..." -
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Presidente Ranieri Pontello, facciamo un salto indietro nel tempo. Se chiude gli occhi e torna alla prima domenica di campionato del campionato 1981-'82, qual è la prima immagine, il primo suono o la prima sensazione che le viene in mente del Comunale di Firenze?

«L'entusiasmo della gente. Incredibile. Fui convinto sin da subito che la squadra fosse forte. Avevamo grandi attese e la speranza che non si ripetesse l'ultima partita del campionato precedente (coppa Uefa sfiorata, ndr). Col senno di poi…».

Quando la sua famiglia rilevò la Fiorentina nel 1980, l'impatto con la piazza fu immediato, a partire dall'introduzione del controverso 'Giglio alabardato'. C'era la volontà precisa di rompere con il passato o di trasformare la società secondo un modello manageriale più moderno per l'epoca?

«Ritenevamo che la società dovesse essere gestita in modo manageriale e il marketing dovesse fare la sua parte. Fu una rivoluzione, ma fummo ricevemmo il Premio Sport e Sponsor che allora aveva un suo valore. Come la nostra scelta così moderna, magari non capita».

La stagione 1981-82 resta una ferita aperta nella storia viola. A distanza di decenni, come ricorda quell'ultima giornata tra il gol annullato a Graziani a Cagliari e il rigore di Catanzaro?

«Dire con dispiacere è un eufemismo, eravamo forti. Diciamo che qualcosa c'è stato, forse non si poteva giocare uno spareggio per lo scudetto, c'era il Mondiale…».

In quella stessa stagione ci fu il drammatico infortunio di Giancarlo Antognoni contro il Genoa. Come visse da presidente quei momenti in cui si temette per la vita del capitano?

«Malissimo. Antognoni era già nel cuore di tutti e lo era nel mio. Una domanda mi accompagna ancora oggi. Nelle 14 partite giocate senza di lui, nonostante Luciano Miani sia stato bravissimo (ricorda con un sorriso il gol al Milan, ndr) avremmo fatto qualche punto in più con Giancarlo in campo? Penso proprio di sì».

Nell'estate del 1981 lei e la sua famiglia metteste a segno il doppio colpo Graziani-Pecci dal Torino. Ci racconta come nacque quella trattativa e quanto fu difficile strappare un campione come Ciccio alla concorrenza?

«Non fu particolarmente difficile. Mio padre (il conte Flavio, ndr) era molto amico del presidente granata Pianelli. Aveva bisogno di rientrare e così decise di cederli a noi e aiutarci a rinforzare la squadra».

Giancarlo De Sisti era l'allenatore di quella squadra meravigliosa. Che uomo era nello spogliatoio e come riusciva a tenere unito un gruppo pieno di campioni del mondo e stelle internazionali?

«Con la sua simpatia e dall'alto delle indubbie qualità calcistiche e tecniche parlava con il gruppo e non poteva essere né frainteso né disatteso. Una delle scelte migliori».

Sotto la sua gestione arrivarono a Firenze campioni del calibro di Passarella, Bertoni e Socrates. Quale fu la trattativa più complessa da condurre?

«Ci piaceva prendere i campioni del Mondo, penso anche a Gentile e Oriali. Ecco perché fu scelto anche Socrates e fu la trattativa più complicata. Per prenderlo dovemmo acquistare anche un ragazzino di 19 anni di cui si sapeva ben poco: Dunga. Intuimmo che fosse comunque un buon affare, ma non potendolo tesserare lo mandammo a Pisa, anche se il buon Romeo (Anconetani ndr), diceva di averlo scoperto lui (risata, ndr), ma mio padre, erano amici, riconobbe al Pisa un premio di valorizzazione, non prima di averlo minacciato, bonariamente, di buttarlo dalla finestra (altra risata fragorosa, ndr)».

Che effetto fa aver visto giocare insieme campioni di quel livello tecnico e umano? C'è un gesto tecnico o un gol di quella stagione che le è rimasto scolpito nella memoria?

«Un piacere assoluto, l'essenza del calcio. Ma un gol di Passarella contro la Sampdoria mi piacque per determinazione, considerato che prima sbagliò il rigore, poi per due volte andò sulla ribattuta, fino a segnare. Non tecnicamente il più bello ma quello più caparbio».

Quale calciatore le è rimasto più nel cuore?

«Tutti quelli che ho avuto, ma i ragazzi dell'82 hanno un posto speciale. Tant'è vero che abbiamo una chat, chiamata ‘Terzo Scudetto' dove ci sentiamo spesso. L'ultima volta qualche giorno fa per gli auguri di 60 anni di matrimonio di Picchio». Lo scrive La Nazione.