Quella che vi raccontiamo oggi è una storia piuttosto strana, a tratti paradossale, che rispecchia a pieno quella che è la realtà del nostro calcio ma, ad uno sguardo più ampio, anche del nostro paese.

Tornando ai temi di campo… In un momento in cui si invocano a gran voce i giovani, chiamati ad una coraggiosa e coscienziosa assunzione di responsabilità, il dato che maggiormente salta agli occhi, sia in ottica Fiorentina che di conseguenza anche in chiave nazionale, è quello relativo all’impiego di quest’ultimi. Nella rosa che la società ha messo a disposizione di Stefano Pioli ci sono ben otto giocatori (ovviamente sia italiani che stranieri) nati dopo il 1 gennaio 1997.

Tuttavia dei 998 minuti che si ottengono dalla somma degli scampoli di partita concessi loro dall’allenatore, ben 970 (circa il 97%) portano la firma di Federico Chiesa. Infatti, eccezion fatta per il figlio d’arte, le altre giovani leve agli ordini di Pioli hanno giocato davvero poco, anzi, pochissimo. I vari Dragowski, Cerofolini, Milenkovic, Hristov, Hagi, Zekhnini e Lo Faso hanno infatti racimolato appena 28 minuti di gioco in queste prime 13 giornate di campionato. Inoltre, fra di essi, soltanto Zekhnini e Lo Faso hanno avuto la possibilità di fare il loro esordio in Serie A.

I numeri, si sa, vanno interpretati, ma difficilmente mentono… C’è dunque da interrogarsi sul motivo per il quale Pioli abbia bocciato in blocco la batteria di giovani sui quali la società ha deciso di puntare oltre che di investire molto. È più che lecito anche chiedersi perché nessuno di questi ragazzi (Chiesa ormai fa storia a sé), considerando che molti si trovano a Firenze ormai da diverso tempo, sia stato lanciato nel corso delle ultime stagioni.

Il risvolto più oscuro, in ogni modo, è rappresentato da alcune decisioni prese dalla società ed in particolar modo dal comparto tecnico facente capo a Pantaleo Corvino. La domanda sul perché i giovani, che stentano ad affermarsi in maglia viola, non vengano ceduti in prestito resta ancora senza risposta… Le offerte, sia provenienti da squadre militanti nelle categorie inferiori sia da club stranieri, eppure ci sarebbero, ma la società gigliata ritiene, almeno per il momento, più opportuno concedere ai suoi tesserati la possibilità di crescere al fianco di compagni più esperti (seppur con un minutaggio minimo se non addirittura ridotto allo 0) anziché mandarli a farsi le ossa in realtà più consone ed idonee a favorire la crescita dei talenti emergenti.

Le scelte dell’allenatore, in aggiunta a quelle societarie e ad un avvio di stagione ad andamento lento, contribuiscono a relegare quelli che potenzialmente potrebbero essere i campioni del futuro in un limbo dal quale, almeno per ora, sembra alquanto difficile poter uscire.

Gianmarco Biagioni

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