Ndour, il gol da 70 metri non è una sentenza: è un segnale della crescita di un talento che merita fiducia
Le critiche del passato restano legittime, ma i progressi della scorsa stagione e la sua giovane età invitano a guardarlo con più fiducia
Ci sono gol che durano un pomeriggio e gol che, per qualche ora, trasformano un giocatore in una tesi definitiva. Quello di Cher Ndour contro la Polonia - un tiro da circa 70 metri, dentro una partita finita 6-2 per l’Italia Under 21 - appartiene alla seconda categoria. La rete è straordinaria, la sua doppietta pure. E Ndour ha anche servito un assist. Ma una serata memorabile non riscrive da sola tutta una carriera. Perché fino a ieri, o quasi, il giudizio su di lui era molto meno semplice. C’era chi vedeva il talento e chi si chiedeva quando sarebbe diventato davvero continuo. Ndour ha mostrato di poter incidere, ma anche di sparire dentro la partita: talvolta lento nella giocata, talvolta scollegato dal ritmo dei compagni. Critiche legittime. Come è legittimo ricordare che ha appena 22 anni e che il percorso di un centrocampista non si misura soltanto con le fiammate.
LA CARRIERA - La sua carriera, del resto, è stata una sequenza di salti ambiziosi. A 16 anni ha lasciato il settore giovanile dell’Atalanta per il Benfica, dove è diventato il più giovane esordiente della squadra B, superando il record attribuito a João Félix. Nel 2023 è passato al Paris Saint-Germain a parametro zero. Esperienze da copertina, ma anche un promemoria: scegliere presto e in grande non significa che la maturazione sia già compiuta. Poi l’Italia, la Fiorentina e una stagione agitata, con Palladino, Pioli e Vanoli in panchina, prima del breve passaggio di Fabio Grosso. Nel girone di ritorno Ndour ha dato segnali di crescita che Fabio Paratici ha riconosciuto pubblicamente, definendolo al centro del progetto viola e sottolineando che «ha fatto una buonissima seconda parte di stagione».
I GIUIDIZI - Forse il problema non è che Ndour sia stato criticato troppo. È che si pretende troppo presto di decidere che cosa sia. Un giorno è lento, il giorno dopo è un fenomeno; una settimana è un equivoco tattico, quella successiva è l’uomo da cui ripartire. Il calcio ama i verdetti rapidi perché sono comodi. I giocatori, invece, crescono con tempi meno ordinati. Il gol alla Polonia non assolve Ndour da ogni limite, così come i limiti non rendono meno eccezionale quel gol. La notizia non è che da oggi tutte le vecchie critiche siano sbagliate. È che un ragazzo ancora in crescita sta finalmente mettendo in campo, con più continuità, le qualità che gli sono state riconosciute da tempo. Esaltiamolo, dunque. Ma senza trasformare una prodezza in una sentenza: l’equilibrio serve soprattutto quando sarebbe più facile scegliere una parte.