Nazione non ha dubbi: “Parola d’ordine? Ripartire per riconquistare subito un posto nelle coppe”

Non sarà un’impresa che dipenderà solo dal rendimento dei viola. Tre i precedenti che fanno ben sperare

30 aprile 2026 08:58
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La parola d'ordine è una sola: ripartire. Senza scorciatoie ma con l'urgenza di chi sa che un anno fuori dall'Europa, a Firenze, può essere tollerato solo come incidente di percorso. La Fiorentina si affaccia alla prossima stagione con una missione chiara e tutt'altro che banale: riconquistare subito un posto nelle coppe, cancellando in fretta un'annata «sabbatica» che ha lasciato più delusioni che certezze. Non sarà un'impresa che dipenderà esclusivamente dal rendimento dei viola, sia chiaro: la corsa europea, come dimostra il campionato in corso, è spesso condizionata anche dai passi falsi delle big. È successo proprio alla Fiorentina, ma anche al Bologna, alla Lazio - almeno finora - e forse all'Atalanta. La buona notizia, se non altro, è che la storia recente offre più di un appiglio, visto che negli ultimi vent'anni esistono almeno tre precedenti che raccontano come, dopo stagioni da dimenticare, una rifondazione ben guidata abbia prodotto per la Fiorentina risultati immediati, senza passare da investimenti fuori controllo.

Il primo salto indietro porta al 2005/06: dopo una salvezza conquistata all'ultima giornata, i Della Valle scelsero di cambiare tutto, affidandosi a un allenatore emergente come Cesare Prandelli (mai stato in una big, se non per pochi mesi a Roma) e a un nuovo direttore sportivo, Pantaleo Corvino: nacque una squadra completamente rinnovata che, a fronte di un passivo inferiore ai 25 milioni tra estate e inverno, chiuse al 4° posto. Un risultato poi cancellato dalle sentenze di Calciopoli, ma che sul campo certificò la bontà del progetto.

Copione simile nel 2012. Dopo una stagione caotica, segnata da tre allenatori, il nuovo ds Daniele Pradè puntò su Vincenzo Montella, tecnico giovane e con idee innovative. Anche in quel caso la rivoluzione fu profonda: oltre 40 milioni investiti per rifare la squadra, ma con un rosso finale di appena 12 milioni. Il campo premiò coraggio e visione: 4° posto e qualificazione all'Europa League, con la Champions sfumata per soli due punti. Infine, l'era Commisso: dopo un'altra annata deludente, il club decise di voltare pagina salutando Beppe Iachini e affidandosi a Vincenzo Italiano (siamo nel 2021): tra mercato estivo e invernale furono investiti circa 70 milioni, compensati però da 116 milioni di incassi, grazie alla cessione di Vlahovic a gennaio. Il risultato fu un 7° posto, a un solo punto dall'Europa League, ma sufficiente per conquistare la Conference. Tre storie diverse, un filo comune: idee chiare, scelte coraggiose e conti sotto controllo. È da qui che la Fiorentina deve ripartire. Perché la rinascita, a Firenze, non è un'eccezione. Lo scrive La Nazione.