Nazione: "La Fiorentina deve battere il Frosinone: sugli spalti ci sarà un secolo di storia viola"
Tanti i motivi per vincere la partita: la voglia di riscatto dopo Roma, i nuovi acquisti, la prima in casa. Ma soprattutto vincere per onorare il centenario.
Non basterebbe forse un giornale intero per mettere in fila tutti i motivi per cui la Fiorentina, questa sera, deve battere il Frosinone. Uno, però, vale più degli altri: sugli spalti del Franchi ci sarà un secolo di storia viola. Campioni, bandiere e protagonisti di epoche diverse osserveranno una squadra chiamata a ritrovare immediatamente orgoglio e credibilità dopo essere stata sbriciolata dalla Roma all’esordio. Il riscatto non può attendere, tanto meno nella notte dedicata al centenario. Ma dietro la necessità di vincere si nascondono anche ragioni più concrete. Fabio Grosso, per esempio, deve cominciare a conquistare Firenze. Il mercato in grande stile condotto dalla società ha soddisfatto i palati più esigenti – sostituto di Kean permettendo –, ma non è ancora riuscito a far crescere il gradimento attorno all’allenatore.
Dopo la debacle dell’Olimpico, Grosso è stato infatti il primo a finire sul banco degli imputati, soprattutto per le scelte iniziali e per una gestione dei cambi che non ha prodotto la reazione sperata. Ecco perché quella contro il Frosinone si presenta già come una tappa delicata. Grosso gode della fiducia incondizionata dell’area tecnica, ma ha bisogno, prima di chiunque altro, di una robusta iniezione di fiducia. Il modo migliore per ottenerla sarebbe conquistare quel primo successo in campionato che, nella scorsa stagione, arrivò soltanto alla sedicesima giornata, il 21 dicembre. Le attenuanti, anche stavolta, non mancano: la turbolenta vicenda Kean ha accompagnato tutta la settimana e certamente non ha favorito una preparazione serena del match. Ma proprio per questo la Fiorentina è chiamata a dimostrare di saper andare oltre ogni ostacolo.
Contro un Frosinone che, guidato dal viola Massimiliano Alvini, ha già saputo mettere in seria difficoltà la Juventus, serviranno attenzione, coraggio (soprattutto nelle scelte iniziali…) e una risposta da squadra. Perché stasera vincere non sarebbe soltanto importante: è obbligatorio. Anche per questo motivo l’allenatore, dopo le soluzioni conservative testate con scarsi risultati all’Olimpico, sembra tentato di cambiare più di un elemento rispetto alla formazione di lunedì scorso. In difesa, ad esempio, si rivedrà Valdepenas sulla sinistra (con Jimenez che insidia Joao Mario per un posto a destra) mentre in mezzo al campo sembra arrivata l’ora di Oulai dal 1’, con ai suoi lati Ndour e Brescianini. Dubbio sulla trequarti: Atta è un elemento pressoché intoccabile mentre da qualche giorno è di nuovo aperto il ballottaggio tra Gudmundsson e Mastantuono, con l’argentino che è ancora favorito. Scontato ovviamente l’impiego di Mateo Pellegrino al centro dell’attacco viola, in attesa dell’arrivo di un nuovo competitor.
Ci sono partite che si preparano con la tattica e altre nelle quali bisogna soprattutto tenere a bada il cuore. Per Massimiliano Alvini, quella di stasera appartiene alla seconda categoria. Il tecnico del Frosinone tornerà al Franchi da avversario della squadra per cui ha sempre fatto il tifo: 90’ contro la Fiorentina, proprio nel giorno in cui Firenze celebrerà il primo secolo di vita viola. Nato a Fucecchio, Alvini è figlio calcistico di questa terra. Ha indossato la maglia del Firenze Ovest, ha giocato per 7 anni nel Signa e proprio da lì ha cominciato la sua scalata in panchina. Una carriera costruita dal basso, mentre lavorava nell’azienda di pelletteria aperta col fratello e vendeva suole per calzature. Poi Quarrata, Tuttocuoio, Pistoiese ed altre prima di conquistare quella Serie A che per anni aveva soltanto osservato da lontano. Il destino volle che il suo debutto in A avvenisse il 14 agosto 2022, alla guida della Cremonese, contro la Fiorentina. Non in uno stadio qualsiasi, ma in quello che lui stesso definì «il mio Franchi».
Quella sera Alvini sembrava vicino a strappare un punto alla squadra del cuore, finché al 95’ il cross di Mandragora scivolò dalle mani di Radu e regalò ai viola il 3-2 finale. Stasera tornerà nel suo Franchi con un Frosinone al quale ha trasmesso coraggio e intensità. Il tifoso, però, dovrà restare nascosto dietro l’allenatore. Non sarà una gara come le altre neppure per Fabio Grosso. Di fronte avrà il club che nel 2022/23 gli ha regalato la prima grande gioia in panchina: la promozione in Serie A. Una sfida, insomma, nella quale il presente dovrà fare i conti con la memoria.
Lo scrive Andrea Gannattasio stamattina in edicola su La Nazione