Di molte cose, nella vita, ci sfugge il senso”. È con queste parole che l’arcivescovo di Firenze, Giuseppe Betori, ha aperto la cerimonia funebre svoltasi nella basilica di Santa Croce.

Ci sfugge il senso di un epilogo tragico per quella che avrebbe potuto essere una storia meravigliosa. La storia di un ragazzo come tanti, come noi, che, dalla provincia bergamasca, prima ha conquistato il grande calcio e poi: “Il suo posto nel mondo”, come più volte aveva definito la città che lo aveva adottato e che tanto lo apprezzava prima come uomo e poi come giocatore.

Ci sfugge il senso, e forse è la cosa più bella di questi giorni tanto intensi quanto dolorosi, di quello che è avvenuto nel cuore di Firenze in un normale giovedì di inizio marzo. Quel groppo in gola, quello strano formicolio che ti prende alla bocca dello stomaco, che ti stringe, che ti rivolta come un calzino e ti fa sentire in dovere di esserci.

Quella sensazione che ha indotto migliaia di persone a recarsi prima a Coverciano, dove è stata allestita la camera ardente del capitano, poi di fronte allo stadio, il luogo del cuore vestito a festa con sciarpe, magliette e messaggi d’affetto, ed infine in Santa Croce, dove il tempo si è improvvisamente fermato e dove anche l’intero circo del calcio italiano ha tirato il freno.

Quel freno che qualcuno, in nome del buon senso, dovrebbe tirare anche domenica prossima perché solo Dio – che sia il Dio sacro delle religioni o semplicemente il Dio del calcio – sa come potranno scendere in campo questi ragazzi senza il loro compagno, senza il loro amico…

Soffriamo, piangiamo e vorremo urlare ma la voce si strozza in gola. Poi finalmente troviamo la forza e all’unisono, in un funerale che spontaneamente si trasforma in una curva, gridiamo il suo nome: “Davide! Davide!”. Gridiamo più forte come se lui fosse ancora lì… E magari c’è davvero e può sentirci.

Alziamo il volume per anestetizzare il dolore, sotto lo sguardo vigile ed ammonitore della statua di Dante Alighieri.

Ora tocca a noi, Umana gente… Tocca a noi che restiamo trovare un senso che, almeno per ora, continua a sfuggirci.

Gianmarco Biagioni

 

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