Marchini su Mastantuono: "A Firenze ha trovato l’habitat ideale per maturare, lontano dalle pressioni di Madrid"
Il percorso per sedersi sul trono dei grandissimi è ancora lungo e tortuoso. Mastantuono quella corona d’oro deve guadagnarsela sul campo
Il calcio, a volte, si muove al ritmo sincopato di una ballata rock: distorsioni improvvise, assoli da brivido e cambi di look che segnano l’inizio di una nuova era. Ne sa qualcosa Mastantuono, l’ultimo gioiello atterrato a Firenze in prestito dal Real Madrid. I social media, sempre attentissimi alle metamorfosi estetiche dei propri idoli, hanno rivelato un particolare: addio alla vecchia acconciatura, spazio a un taglio da rockstar (nella foto), uno stile ribelle e magnetico che si sposa con le sue passioni: far vibrare le corde dell’amata chitarra. Ma la melodia più importante, il ragazzo di Azul, è chiamato a suonarla in campo.
La convocazione nella nazionale Argentina per tre amichevoli assume i contorni sfumati del passaggio di consegne storico, quasi mitologico. Quella che si prospetta all’orizzonte non è affatto una partita qualunque. Il 6 ottobre al Monumental di Buenos Aires ci sarà l’ultima commovente recita di Messi con la maglia dell’Albiceleste. Condividere lo spogliatoio e, chissà, il terreno di gioco con Leo proprio nella sua notte d’addio è un privilegio raro che profuma di investitura. Si parla già, inevitabilmente, di una successione, di un’eredità pesante e quasi opprimente, che si poggia sulle spalle strette ma già incredibilmente robuste di questo ragazzo. Sia chiaro: i colpi del potenziale fuoriclasse ci sono, nitidi e abbaglianti. La recente tripletta con il Venezia in A, che lo ha consacrato come lo straniero più giovane a realizzare tre gol in singola gara nella storia viola, è la prova lampante del talento puro capace di accendere la Fiesole al primo tocco di palla. Eppure, il percorso per sedersi sul trono dei grandissimi è ancora lungo e tortuoso. Mastantuono quella corona d’oro deve guadagnarsela sul campo, con la costanza feroce dei veri campioni.
A Firenze ha trovato l’habitat ideale per maturare lontano dalle pressioni soffocanti della capitale spagnola; palco perfetto su cui esibirsi e affinare un repertorio tecnico che è già da applausi. Firenze lo coccola, consapevole di assistere alla genesi di qualcosa di unico. Mentre sintonizza la sua chitarra e si prepara a calcare il palcoscenico più prestigioso del Sudamerica al fianco della Pulce, il giovane fante di spade sa bene che la strada verso la gloria è fatta di continuità e sacrifici, non solo di repentine fiammate di classe. Ma sequesto è l’inizio, l’Argentina e i tifosi viola possono dormire sonni tranquilli: il ragazzo ha il ritmo giusto nel sangue. Resta solo da capire quanto forte deciderà di far suonarele sue note nel grande concerto del calcio mondiale.
Lo scrive stamattina in edicola Giampaolo Marchini per La Nazione