Perdonateci ma… anche se a caldo, qualche riga sulla Juve sconfitta (umiliata?) al Wanda Metropolitano di Madrid, ci sembra doverosa. Questione di amore verso lo sport (quello pulito), di rispetto verso il popolo viola. Chi vi scrive è del 1966, troppo piccolo per gioire del secondo scudetto (1969), abbastanza grande per piangere e soffrire il 16 maggio 1982, sufficientemente adulto (o diversamente tale…) ancora il 16 maggio, stavolta del 1990, per giurare a me stesso che il modello di calcio bianconero non sarebbe mai stato il mio. La vittoria sopra ogni cosa, a costo di calpestare avversari, ideali e senso d’appartenenza. Detto questo, la Juventus ha le qualità e la forza per ribaltare lo 0-2 maturato questa sera. Ovviamente non glielo auguriamo, ma questo è un problema nostro.

  • Cosa emerge dall’ennesima debacle europea della Juventus? Che l’Atletico Madrid non si è scansato. Che in Europa nessuno è disposto a scansarsi. Che, badate bene, non significa che le squadre italiane (nello specifico quelle di basso-medio cabotaggio) lo facciano apposta, non è nostra intenzione dire questo. Però… capita sovente di veder schierate le riserve, affrontare la partita molli e rassegnate, deporre le armi dopo aver subìto il primo (dei tanti) torti arbitrali. Diciamo che, in molti casi, sembra subentrare uno scoramento preventivo dovuto alla manifesta superiorità dell’avversario, alla conclamata forza societaria, alla capacità endemica dei difensori bianconeri di non farsi mai ammonire. Se non negli ultimi dieci minuti di gara. Insomma, il ragionamento che fanno in molte è: perchè spendere energie, cartellini gialli, possibili infortuni contro una squadra “palesemente” superiore? Meglio risparmiarsi, dandola per persa, e concentrarsi sulla prossima. E poi lo disse anche Buffon, il 4 novembre 2016: “In Italia vinciamo perchè gli altri si scansano, ma in Europa non succede e non succederà”. Mai parole furono più profetiche. Financo retroattive, visto che la Juventus (storicamente) in più di 30 partecipazioni alla Coppa dei Campioni (oggi Champions League) ha vinto una sola volta: all’Olimpico di Roma, e per giunta ai rigori. Contro un Ajax a dir poco mediocre, la bruttissima copia dei Lancieri di Johan Crujff. Se poi qualcuno intendesse rivendicare la serata dell’Heysel, ci spiace ma… non abbiamo tempo per lui. Riassumendo: Juve schiacciasassi in Italia (ci credo, con quei diritti televisivi…) squadre avversarie più deboli e stranamente remissive, episodi di gioco ed arbitrali fortuitamente sempre a favore… ed il gioco è fatto. Al contrario: Juve piccola in Europa, che affronta l’Atletico Madrid finalista in Champions 2014 e 2016 (non certo gli ultimi arrivati), guidata dal Cholo Simeone (ex Lazio ed ex Inter, quindi particolarmente motivato), trattata da pari a pari dalla classe arbitrale… capirete che il giochino di cui sopra non funziona più. Metteteci anche la finale 2020 che si giocherà proprio in casa dell’Atletico… Chi glielo dice ai “Colchoneros” che al loro posto andrà qualcun altro?

A proposito del “Cholo”, al secolo Diego Simeone… Farà il giro del mondo, se non lo ha già fatto, l’immagine della sua esultanza con le mani sugli attributi. Innanzitutto diciamo che… personaggi veri, ruspanti, sanguigni come Simeone, ne vorremmo a bizzeffe. In un calcio sempre più stereotipato e plastificato. Poi… il Cholo si rivolge chiaramente verso i suoi tifosi, a mò di sfogo, di gesto liberatorio, di uno che ha perso due finali con i rivali storici del Real Madrid e che ogni giorno sogna la rivincita. E anche perchè, poco prima, gli era stato annullato un gol… per svenimento improvviso di Chiellini. Infine, mettetevi nei suoi panni: Atletico sfavorito alla vigilia, reduce da un periodo negativo nella Liga, con tre calciatori squalificati per il ritorno… glielo vogliamo concedere un gesto plateale, istintivo, non esattamente ortodosso? Noi, da parte nostra, lo promuoviamo a pieni voti. E almeno lui, stasera, non si è scansato…