La Nazione su Mastantuono: "Non vive Firenze come un riscatto e la pressione non lo spaventa"
Da bambino era considerato una promessa del tennis. Una disciplina che ha lasciato tracce anche nel suo modo di giocare
Prima il mancino col contagiri che ha fatto tremare il Benevento, poi il pallone condiviso in spiaggia con alcuni ragazzi a Forte dei Marmi. In pochi giorni Franco Mastantuono ha dato un assaggio delle due facce con cui vuole presentarsi a Firenze: il talento arrivato dal Real Madrid e l’uomo che, lontano dai riflettori, continua a vivere il calcio con la stessa naturalezza di quando era un bambino e giocava per le vie di Azul. In Coppa Italia, nel giorno del debutto, il numero 30 viola ha sfiorato un eurogol lasciando subito intravedere qualità e personalità. A Ferragosto, invece, si è fatto immortalare mentre giocava in spiaggia con alcuni ragazzi. «Io sono una persona normale, come tutti» ha raccontato. «Mi sono divertito con i ragazzi che erano in spiaggia ma per me è una cosa naturale». Una semplicità che ha conquistato subito i tifosi, a partire dal suo arrivo a Peretola: «Mi hanno accolto in modo incredibile. La gente qui in Italia somiglia ai tifosi argentini: questo mi ricorda casa mia». Mastantuono ha poi spiegato perché, tra le tante possibilità avute, abbia scelto la Fiorentina: «Mi ha presentato un bel progetto che sta crescendo. Per la mia carriera era importante venire in un club così e sono felice della scelta che ho fatto. Quando ho parlato con la Fiorentina ho accettato subito: una settimana prima dell’ufficialità avevo deciso».
E adesso non vuole vivere Firenze come un riscatto personale: «Mi è sempre piaciuta l’idea di giocare in Serie A. Non la vedo come una rivincita ma come l’occasione per dimostrare il giocatore che sono. E riportare in alto la Fiorentina». La pressione, del resto, non lo spaventa: «Ho giocato in due piazze incredibili, al River e al Real, dove la maglia è pesante. A me tutto questo piace». Il gruppo, intanto, lo ha già conquistato («Ci sono molti giocatori di qualità che mi hanno sorpreso, specie Atta, Kean e Gudmundsson») ma poi c’è il Mastantuono lontano dal campo. La musica è una passione vera: «Suono la chitarra, come hobby. Ho tanti amici nell’ambiente della musica». E prima del calcio c’era stata la racchetta: da bambino era considerato un talento del tennis. Una disciplina che ha lasciato tracce anche nel suo modo di giocare, soprattutto nella cura del gesto tecnico. A Firenze, infine, ha ritrovato una parte della sua Argentina attraverso i consigli di chi lo ha preceduto. «Batistuta è una leggenda. Ma anche Nico Gonzalez e Martinez Quarta hanno fatto bene. Ho parlato con loro, mi hanno convinto a scegliere Firenze». Adesso, però, tocca a lui: «Lo dico subito, non mi voglio porre limiti». Il biglietto da visita più forte di tutti.
Lo riporta stamattina in edicola La Nazione