In tempi di campagna elettorale permanente, la “par condicio” sbarca anche nel calcio. Se domenica scorsa la Fiorentina (pur ottenendo un buon pareggio contro la corazzata Napoli) perse due punti nei confronti delle dirette avversarie (Atalanta, Lazio, Milan, Roma e Torino, tutte vincenti…) oggi il destino pareggia le sorti e rimette i viola in corsa per l’Europa: Atalanta e Lazio ancora sconfitte, la Sampdoria bissa il tracollo casalingo col Frosinone, il Torino pareggia a Napoli ma perde il vantaggio guadagnato sette giorni fa. Il solo Milan si stacca dalle altre vincendo a Bergamo, ma il suo era uno scontro diretto. Tutto in attesa di Roma-Bologna, partita (apparentemente) dall’esito scontato. Insomma: l’alterna onnipotenza delle umane sorti, avrebbe detto Ugo Foscolo, un giorno a te domani a me, diremmo noi, in maniera più prosaica ma altrettanto efficacie. Anche in campo arbitrale… è indubbio che il VAR sia stato (forse sarà?) decisivo nel prosieguo della stagione viola: voi date il gol del 2-1 alla Spal, sorvolate sul rigore (sacrosanto) su Chiesa, e adesso staremmo a parlare di altre cose. Di altre realtà, altre situazioni. Però, come dicevamo? Un giorno a te, domani a me: a Ferrara è toccato alla Fiorentina, 9 anni fa (guarda caso, proprio il 17 febbraio) Ovrebo stuprava la Fiorentina di Prandelli. E così toccò al Bayern. L’importante è che i conti, alla fine, tornino. Per farla breve, la classifica recita: Fiorentina ottava a 35 punti, a sole tre lunghezze dal settimo posto, reduce da sei risultati utili consecutivi, da una sola sconfitta nelle ultime 10 partite. E poi c’è un Chiesa in crescita esponenziale, Edimilson goleador, Gerson valore aggiunto (se schierato nel proprio ruolo), Simeone che dalla panchina sembra il Robbiati dei tempi migliori… e non siamo che all’inizio.

Detto di Chiesa, di Edimilson (che deve stare più attento alle ammonizioni), di Simeone, della classifica, ci vogliamo soffermare sui due fattori che sono emersi dal pomeriggio (a dir poco rocambolesco) di Ferrara. La difesa senza Pezzella, e Gerson che da calimero (nessun riferimento al colore della pelle, ci mancherebbe…) si sta trasformando in principe azzurro: indispensabile, tecnicamente e tatticamente. Partiamo da quest’ultimo: il ragazzo è in prestito secco dalla Roma, ad agosto se ne andò nella Capitale sperando di non tornare, piace poco, pochissimo ai tifosi. Al contrario piace tanto a Pioli, tantissimo a Corvino. Tanto che, fonti ufficiose ma altamente attendibili, parlano di un Pantaleo entusiasta del brasiliano, pronto (in caso di ulteriori conferme sul campo) a discuterne l’acquisto definitivo per 7-8 milioni di euro. La Roma, a suo tempo, lo pagò 16 dalla Fluminense, si può chiudere a 10-12. Oppure trasformare il prestito in un diritto di riscatto da esercitare a giugno prossimo. Insomma Corvino ritiene Gerson, dopo Edimilson, l’ennesima scommessa da vincere: Gerson come l’uomo per tutti i ruoli (da centrocampo in su), bravo ad impostare, a tener palla, a far salire la squadra, un elemento che offre alternative tattiche fino ad oggi sconosciute: su tutte il 4-2-3-1, con l’uomo tra le linee. Che, in fase offensiva diventa rifinitore, in fase difensiva scala terzo di centrocampo, in aiuto ai due mediani Edimilson e Veretout. Pioli sa che deve rischiare, già contro la Spal (sostituendo Benassi con Simeone) ha fatto le prove generali, sa che da ora alla fine le partite vanno vinte e non pareggiate. A costo di rischiare qualcosa (anche più di qualcosa, in verità…) in difesa.

Ed ecco il punto debole, fino a qualche settimana per assurdo il punto forte: la difesa. Al netto di un Lafont “emozionante” con i piedi, ma felino e reattivo tra i pali, l’assenza di capitan Pezzella si è fatta sentire. E si farà sentire sempre di più. German sarà assente contro l’Inter, nella prima semifinale di coppa contro l’Atalanta, ancora contro gli orobici 5 giorni dopo, in casa contro la Lazio. E chissà… Saremmo felici di rivederlo alla 28°, al Sant’Elia di Cagliari, più probabilmente in casa col Torino a fine marzo. Dopo 50 giorni di assenza. Pronto, un mese dopo, per andare a Bergamo ed assaltare la settima coppa Italia. Fino a quel giorno, però, la difesa composta da Milenkovic e Vitor Hugo centrali, Laurini e Ceccherini terzini destri, Biraghi ed Hancko terzini sinistri, dovrà farne a meno. E non c’è da stare allegri. Per questo Pioli è chiamato a fare professione di coraggio, a violentare se stesso e spostare il baricentro più avanti: 4-2-3-1 con Chiesa a destra, Muriel a sinistra, Gerson nel mezzo, dietro al cholito Simeone. Che ha imparato la lezione. Pareggiare non serve, puntare sulla difesa senza Pezzella… nemmeno, bisogna sfruttare la variabile Gerson, l’estro di Muriel, lo strapotere fisico di Chiesa. Parafrasando un famoso spot, diremmo: “più gol per tutti”. Per la Fiorentina e per gli avversari, con la speranza che i viola ne facciano sempre uno in più degli altri…