Cercate per un attimo di tornare indietro con la memoria e visualizzate la parete della vostra cameretta su cui capeggiava il poster del vostro campione preferito con indosso la maglia della vostra squadra del cuore. Cercate ora di ricordare quale fosse il sogno che da bambini accendeva la vostra immaginazione alla vista dell’icona affissa al muro… Molto probabilmente si trattava del desiderio spasmodico di indossare e segnare con quella maglia nello stadio in cui chissà quante volte sarete entrati passando dagli spalti e mai dal tunnel degli spogliatoi.

Chissà se Gigio Donnarumma avrà pensato a tutte queste cose prima di rifiutare un’offerta da quasi 6 milioni di euro a stagione per i prossimi 5 anni che, oltre a consentirgli di continuare a difendere la porta della squadra per la quale faceva il tifo da bambino, avrebbe fatto di lui un piccolo milionario.

Chissà se però sia stato davvero il diciottenne di Castellammare di Stabia a rigettare l’onerosa proposta dei rossoneri, o se invece le forze oscure che agiscono alle sue spalle abbiano preso il sopravvento. Forze oscure che in questo caso hanno un nome ed un cognome, ossia quello di Mino Raiola. Il potentissimo procuratore di origini italiane, infatti, ha ormai assunto il ruolo di assoluto monopolista nelle dinamiche di mercato a livello mondiale, godendo di un potere negoziale che in passato spettava esclusivamente alle società.

Basta infatti riavvolgere il nastro e tornare indietro di quasi 30 anni quando, nell’estate del 1990, Roberto Baggio lasciava in lacrime la Fiorentina per accasarsi alla Juve, perché così era stato deciso. Decisione quest’ultima che il Divin Codino non avrebbe mai preso di sua spontanea volontà, poiché per nessuna ragione al mondo avrebbe barattato l’amore della città che lo aveva cresciuto, atteso ed alla fine lanciato nel grande calcio per i soldi ed i trofei conquistati in bianconero. Tuttavia così era stato deciso dalla famiglia Pontello e così fu fatto.

In questo scenario (apocalittico?) sembra quindi che i calciatori, in particolare i giovani campioni, si stiano progressivamente trasformando negli schiavi d’oro di un sistema che non pare più ruotare attorno a loro. Eccessivo? Forse si, poiché chiunque si sottometterebbe ad una forma di schiavitù che garantisce un trattamento a sei zeri. Tuttavia il ruolo da protagonisti è sempre più frequentemente rivestito da agenti ed intermediari che, come in passato riuscivano a fare le società, sembrano poter tenere in scacco i loro assistiti, ormai in balia delle dinamiche folli di un gioco divenuto fin troppo perverso.

Gianmarco Biagioni

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