Grosso è già sulla graticola: Il linguaggio del corpo e le dichiarazioni sono sconcertanti
La comunicazione verbale e fisica di Grosso preoccupa quanto il non gioco visto in campo
La Fiorentina ieri ha fatto una figuraccia, per non dire parolacce, storica. Il giorno della festa del centenario con un Franchi stracolmo e pieno di entusiasmo ha perso 3-0 in casa dal Frosinone. In una partita dove tra l’altro i viola sono stati a più riprese graziato da un arbitro inadeguato, c’era un rigore per il Frosinone, Jimenez ha rischiato il rosso diretto e anche Gudmundsson che in maniera folle ha spinto lo stesso arbitro. Tra l’altro 2 segnali pessimi.
Una partita in cui a dire il vero si è visto anche qualcosa di buono, qualche bella giocata e tanta qualità individuale che non sono state premiate dalla fortuna: 2 pali e 2.13 xg attesi che hanno fruttato però 0 gol. Ma la fragilità difensiva messa in mostra da questa squadra è preoccupante, ogni volta che il Frosinone toccava palla arriva in porta con facilità. Fragilità che fanno il paio con quelle viste all’Olimpico, 7 gol presi in 180 minuti d’altro canto parlano da soli.
Grosso è già finito nel mirino della piazza: e dopo un avvio del genere è anche normale. 2 figuracce così non possono passare inosservate. Ma aldilà delle perplessità sul gioco, identità e scelte di formazione (tutte situazioni tragiche al momento) c’è un altro aspetto di Grosso che è emblematico e che alimenta solo dubbi e brutti pensieri: la sua comunicazione, sia fisica che verbale.
Ieri è stato a più riprese beccato da DAZN con un linguaggio del corpo inadeguato per un’allenatore: Mani tra i capelli a grattarsi la testa, mani davanti gli occhi e i denti stretti, sguardo preoccupato e il tutto passeggiando nervosamente a testa bassa, alle volte non guardando nemmeno il campo (come poco prima del 2-0). Appena inquadravano Grosso l’idea che dava di se era l’idea di uno che non sapeva cosa fare, che aveva paura ( forse anche della reazione dello stadio) e che sicuramente non infondeva fiducia ai suoi calciatori. A pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca, e pensando male ieri Grosso sembrava quasi preoccupato per il posto di lavoro. Come se Firenze per lui fosse un peso e che senta più la pressione della piazza che la voglia e la gioia di godersi quest’opportunità.
Anche le dichiarazioni inquietano e non poco, aldilà di un modo di parlare che tende a ricordare un po’ il Conte Mascetti e le sue supercazzole, sono i concetti che turbano. Prima della partita del Frosinone ha rivelato che Valdepenas non ha giocato a Roma perché non conosceva lo stadio: quindi immaginiamo che starà in panchina tutte le trasferte? Ha detto anche che pure Oulai non ha giocato per lo stesso motivo e che ha poche partite sulle spalle, uno che viene da un grande mondiale che a livello d’esperienza vale come 100 partite in Serie A. Inoltre questo continuo e incessante parlare di caratteristiche per affrontare l’avversario quando gli viene chiesto della qualità dei suoi o di Oulai e Fagioli. Ma la solidità non la ottieni mettendo in campo giocatori fisici di dubbie qualità rispetto a ragazzi talentuosi, ma la ottieni con una organizzazione difensiva collettiva, il Como di Fabregas non mi pare che a centrocampo metta Casemiro, Gattuso e Beppe Iachini eppure è stata la migliore difesa del campionato scorso.
Infine a mio modo di vedere infelice e molto l’uscita su Kean. Davvero serviva Kean per non perdere 0-3 dal Frosinone? E poi che senso ha rammaricarsi dell’assenza di un calciatore oramai venduto? Non è meglio fare mea culpa e chiedere scusa dopo una figuraccia del genere che ha parzialmente rovinato la festa per i 100 anni della Fiorentina?
Insomma Grosso è già in discussione per grande parte di piazza e tifosi, anche giustamente. La stagione scorsa ha lasciato un segno e la paura di cestinare una stagione per l’allenatore sbagliato c’è. È vero che è giusto dare tempo ad un allenatore, che non si può buttare a mare un progetto di più anni dopo 180 minuti, che la squadra è ancora un cantiere e ci sono stati tanti cambiamenti. Il noto esempio di Gasperini che ha una partenza horror a Bergamo prima di aprire un ciclo stellare è sempre valido, ma c’è anche l’esempio di chi ha dato 10 partite a Pioli per ritrovarsi con 1 piede e trequarti in Serie B. Tempo e fiducia vanno dati sempre, però per darli è bene vedere qualche segnale positivo altrimenti è più un salto nel vuoto che una scelta sensata