Grosso è già sulla graticola: Il linguaggio del corpo e le dichiarazioni sono sconcertanti

La comunicazione verbale e fisica di Grosso preoccupa quanto il non gioco visto in campo

30 agosto 2026 12:24
Grosso è già sulla graticola: Il linguaggio del corpo e le dichiarazioni sono sconcertanti -
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La Fiorentina ieri ha fatto una figuraccia, per non dire parolacce, storica. Il giorno della festa del centenario con un Franchi stracolmo e pieno di entusiasmo ha perso 3-0 in casa dal Frosinone. In una partita dove tra l’altro i viola sono stati a più riprese graziato da un arbitro inadeguato, c’era un rigore per il Frosinone, Jimenez ha rischiato il rosso diretto e anche Gudmundsson che in maniera folle ha spinto lo stesso arbitro. Tra l’altro 2 segnali pessimi.

Una partita in cui a dire il vero si è visto anche qualcosa di buono, qualche bella giocata e tanta qualità individuale che non sono state premiate dalla fortuna: 2 pali e 2.13 xg attesi che hanno fruttato però 0 gol. Ma la fragilità difensiva messa in mostra da questa squadra è preoccupante, ogni volta che il Frosinone toccava palla arriva in porta con facilità. Fragilità che fanno il paio con quelle viste all’Olimpico, 7 gol presi in 180 minuti d’altro canto parlano da soli.

Grosso è già finito nel mirino della piazza: e dopo un avvio del genere è anche normale. 2 figuracce così non possono passare inosservate. Ma aldilà delle perplessità sul gioco, identità e scelte di formazione (tutte situazioni tragiche al momento) c’è un altro aspetto di Grosso che è emblematico e che alimenta solo dubbi e brutti pensieri: la sua comunicazione, sia fisica che verbale.

Ieri è stato a più riprese beccato da DAZN con un linguaggio del corpo inadeguato per un’allenatore: Mani tra i capelli a grattarsi la testa, mani davanti gli occhi e i denti stretti, sguardo preoccupato e il tutto passeggiando nervosamente a testa bassa, alle volte non guardando nemmeno il campo (come poco prima del 2-0). Appena inquadravano Grosso l’idea che dava di se era l’idea di uno che non sapeva cosa fare, che aveva paura ( forse anche della reazione dello stadio) e che sicuramente non infondeva fiducia ai suoi calciatori. A pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca, e pensando male ieri Grosso sembrava quasi preoccupato per il posto di lavoro. Come se Firenze per lui fosse un peso e che senta più la pressione della piazza che la voglia e la gioia di godersi quest’opportunità.

Anche le dichiarazioni inquietano e non poco, aldilà di un modo di parlare che tende a ricordare un po’ il Conte Mascetti e le sue supercazzole, sono i concetti che turbano. Prima della partita del Frosinone ha rivelato che Valdepenas non ha giocato a Roma perché non conosceva lo stadio: quindi immaginiamo che starà in panchina tutte le trasferte? Ha detto anche che pure Oulai non ha giocato per lo stesso motivo e che ha poche partite sulle spalle, uno che viene da un grande mondiale che a livello d’esperienza vale come 100 partite in Serie A. Inoltre questo continuo e incessante parlare di caratteristiche per affrontare l’avversario quando gli viene chiesto della qualità dei suoi o di Oulai e Fagioli. Ma la solidità non la ottieni mettendo in campo giocatori fisici di dubbie qualità rispetto a ragazzi talentuosi, ma la ottieni con una organizzazione difensiva collettiva, il Como di Fabregas non mi pare che a centrocampo metta Casemiro, Gattuso e Beppe Iachini eppure è stata la migliore difesa del campionato scorso.

Infine a mio modo di vedere infelice e molto l’uscita su Kean. Davvero serviva Kean per non perdere 0-3 dal Frosinone? E poi che senso ha rammaricarsi dell’assenza di un calciatore oramai venduto? Non è meglio fare mea culpa e chiedere scusa dopo una figuraccia del genere che ha parzialmente rovinato la festa per i 100 anni della Fiorentina?

Insomma Grosso è già in discussione per grande parte di piazza e tifosi, anche giustamente. La stagione scorsa ha lasciato un segno e la paura di cestinare una stagione per l’allenatore sbagliato c’è. È vero che è giusto dare tempo ad un allenatore, che non si può buttare a mare un progetto di più anni dopo 180 minuti, che la squadra è ancora un cantiere e ci sono stati tanti cambiamenti. Il noto esempio di Gasperini che ha una partenza horror a Bergamo prima di aprire un ciclo stellare è sempre valido, ma c’è anche l’esempio di chi ha dato 10 partite a Pioli per ritrovarsi con 1 piede e trequarti in Serie B. Tempo e fiducia vanno dati sempre, però per darli è bene vedere qualche segnale positivo altrimenti è più un salto nel vuoto che una scelta sensata