Galloppa: "A Firenze c'è un senso di appartenenza incredibile. Abbiamo vinto uno Scudetto storico"
Le parole del mister della Fiorentina Galloppa che si appresta a salutare la panchina della Fiorentina Primavera per allenare il Modena
Ospite de "Il Pentasport" di Radio Bruno, l'allenatore della Fiorentina Primavera Daniele Galloppa, in procinto di lasciare il club con l'approdo imminente in Serie B dove lo aspetta il Modena.
Ecco le parole di Galloppa:
"Il primo pensiero che mi viene in mente di questi anni in viola è il finale: lo Scudetto è qualcosa di storico. Poi la festa scudetto, tutto il post, tutto quello che ci siamo detti tra di noi: è l'immagine più chiara che mi viene in mente".
Sul percorso in viola:
"A volte uno non se ne rende conto dei passaggi che fa, ma credo davvero di essere cresciuto tantissimo anche perché hai a che fare con ragazzi che ti riempiono e ti svuotano. Queste relazioni fanno crescere. Poi l'allenatore viene visto per quello che fa sul campo, ma è un essere umano come tutti. Stare sei anni lontano da casa non è stato facile, ma mi ha aiutato a superare momenti difficili: momenti in cui stai da solo, fai conti con te stesso, cerchi di prepararti al meglio per fare questo mestiere. Sono cresciuto tanto e spero di rendermene ancora di più in questi anni. Bellissimo percorso".
Sui giovani:
"I ragazzi hanno tanto da dare. C'è del talento e della qualità, lo dimostrano anche le nazionali giovanili con l'U17 campione d'Europa. Mi sento di dire che del buono c'è, manca del coraggio e una visione in Italia: è difficile perché la pressione è alta"
Sui giovani allenatori italiani:
"Può essere un momento di svolta in Italia? Credo di sì, perché l'idea di calcio è diversa rispetto a qualche anno fa. Tanti allenatori hanno idee più moderne e coraggiose: questo potrebbe aiutare i giovani ad esprimersi di più. Poi è chiaro che il risultato conta e la società deve supportare l'allenatore perché l'allenatore da solo non basta".
Sui singoli:
"Ci sono state sorprese e conferme, da Comuzzo che avevo allenato già in U16 e dissi che non sapevo dove potesse arrivare, ma a livelli importanti sicuro: aveva già la testa più matura degli altri e mi aspettavo che sarebbe arrivato. Poi penso a un ragazzo come Kouadio che arrivò in U16 e aveva tanto da lavorare su alcuni aspetti; lui mi ha sorpreso, non perché non ci credessi, ma è perché è stato veloce a far parte di una Prima Squadra della Fiorentina e non è scontato".
Sul gettone in Conference:
"E' stato tutto molto veloce e non c'è stato il tempo di comprenderla: forse questo mi ha aiutato a viverla. Comunque sia il feedback che si era creato con i ragazzi in 1-2 giorni è stato positivo, io ho cercato di essere me stesso. Da una parte sapevo già che non sarei rimasto, perché la società stava lavorando per altro, da una parte ci ho sperato. Eravamo in un calderone e per me sarebbe stato difficilissimo a livello emotivo reggere quella situazione, ma credo che piano piano avremmo fatto bene".
Sulla Fiorentina:
"Firenze è una piazza incredibile, assurda e strana, affascinante: tante cose insieme. E' una piazza non per tutti perché Firenze ha molte pretese ed è molto critica, ma è anche sanguigna. La persona di Firenze tifa viola, tifa Fiorentina: c'è un senso di appartenenza incredibile. Sono orgoglioso di aver scritto una pagina di storia con la Primavera. Secondo me non è scontato nemmeno fare la Primavera a Firenze. Il sogno mio è quello di lasciare un ricordo: voglio rimanere umano e non so dove mi porterà: posso farlo per 30 anni o smettere tra due, ma voglio lasciare un ricordo. Questa è la mia ambizione. Se tornerò a Firenze o meno è comunque stato un percorso magnifico".