Ferrara: "Una smentita della Fiorentina su Paratici sarebbe stata ridicola. Ha altri 4 anni di contratto"
Benedetto Ferrara ha parlato alla Nazione della situazione della Fiorentina e del momento che sta vivendo la squadra viola
Vi immaginate un comunicato del tipo: «L'ACF Fiorentina smentisce il fatto che il signor Fabio Paratici piaccia alle società Milan, Roma e Napoli»? Beh, sarebbe divertente e alquanto originale. Ancora di più se affondasse con forza.
"L'ACF Fiorentina è certa del fatto che il direttore sportivo Fabio Paratici non piace affatto a Napoli, Milan e Roma". Tutto molto ridicolo, e infatti non aveva senso che accadesse. E allora c'è chi chiede allo stesso Paratici di smentire l'interesse altrui, magari andando al piazzale avvolto in una bandiera viola.
Mah. Il diesse ha un contratto di altri quattro anni con la società di Giuseppe B. Commisso, che altro deve dire se non che sta lavorando e ha intenzione di lavorare per chi gli rimpingua il conto in banca? E che figura farebbe il dirigente a mollare la Fiorentina adesso? Beh, lui deve rifarsi una immagine e questo non sarebbe il modo migliore. Anche pensare che vi siano attriti con il direttore generale Ferrari sembrerebbe strano. E' andato lui a chiedergli di salvare la baracca. E dai. Vabbè fare tanti errori, ma da qui al masochismo duro e puro c'è un bel pezzo di strada.
Il fatto è che, visti i precedenti, la fiducia in giro scarseggia e se un tempo l'interesse di altri club avrebbe fatto gonfiare il petto di orgoglio per avere al Viola Park un dirigente desiderato da grandi società, adesso, dopo questa stagione fallimentare e mille smottamenti, ogni scricchiolio somiglia a un terremoto. Manteniamo la calma. Quella che dimostra Vanoli, il tecnico che una volta salvo si presenta in sala stampa con la maglietta "Grazie Rocco" per attribuire a se stesso un capolavoro. Vabbè, sulla maglietta c'è da capirlo, si chiama self branding, autopromozione, per intenderci. Sul capolavoro possiamo discuterne. Per dire: la cupola del Brunelleschi, il tondo Doni di Michelangelo, la salvezza della Fiorentina. Ora basta aggiungerci il ponte del Pino, il palazzo di giustizia, i lavori in piazza Beccaria e siamo a posto. Mah. Diciamo una impresa, che va riconosciuta.
Comunque, a sentire ipotesi e curiose certezze, un giorno Vanoli va e il giorno dopo resta. Quello che conta è rispettare un professionista e fargli sapere cosa sarà di lui prima possibile. Rispetto, appunto. Ma questa è stata la settimana del calendario organizzato al termine di un giro (o molti giri) di tequila dopo i quali qualcuno della Lega si è alzato per dire: Oh ragazzi, ma davvero quel giorno c'è la finale degli internazionali di tennis al foro italico? Accidenti, che coincidenza. Ecco a noi la metafora del declino del calcio italiano. Il tennis è tornato in vetta mentre il pallone finisce in un búrrone e allora arriva la vendetta: fuochi d'artificio all'Olimpico dopo una finale noiosa e senza storia e sulla terra rossa viene sospesa per nebbia (tipo Fantozzi) la partita di Darderi.
Una commedia dell'assurdo. Povero calcio italiano, invecchiato male grazie a un eccesso di avidità e a una straordinaria incompetenza. Lo scrive Benedetto Ferrara sulla Nazione