Ferrara: "Che patimento, mamma mia! Siamo a un quarto di campionato e ancora non si capisce cosa sia la Fiorentina"
Nove giornate alle spalle e ancora troppe nebbie: Ferrara boccia la continuità della squadra e mette a nudo la mancanza di una fisionomia chiara in questo avvio di stagione
Che patimento, mamma mia. La Fiorentina continua ad assomigliare al suo stadio, un progetto in costruzione. Bruttino da vedere e incompleto, per ora, ma poi chissà. Un po’ come Firenze: faticosa, trafficata ma poi evoluta, così dovrebbe essere. Insomma, ci sentiamo tutti progetti in divenire, un gioco a cui mancano dei pezzi, che si chiamino curve, linee di tramvia o Fiorentina. Anche le premesse sono simili: tanti investimenti ma serve tempo. Sì, ok. Però, diciamocelo: per tirare su una squadra serve meno tempo di quanto ne serva per fare il restyling a un mega impianto o costruire una linea su rotaia che attraversi la città. E invece siamo a un quarto di campionato e ancora non si capisce cosa sia la Fiorentina. Certo, la premessa, tanto per cambiare, è sempre la stessa: parti con un allenatore e poi ne chiami (o richiami, in questo caso) un altro. Già questo ti fa capire che la confusione è stata la base sulla quale costruire il tutto.
Non sappiamo chi sia il consulente per la comunicazione del buon Vanoli, che sembra tornato quello di un anno fa. Prima diceva di sognare di allenare questa squadra, poi parla di puzzle ancora da comporre. Eh già. Il sospetto che questa squadra sia stata costruita male e che il povero Grosso se ne sia andato perché alle prese con un’idea tecnica psichedelica è forte. Centrocampo fragile, difesa anche di più, attacco pieno di trequartisti riarrangiati e con due centravanti che, al momento, non ne fanno uno decente. Siccome l’allenatore è persona educata e buon professionista ci teniamo a dire che ogni critica vale come un qualsiasi consiglio dato a un amico. Lui ci mette sempre la faccia, ma anche il messiah diesse avrebbe qualcosa da spiegare. E ci auguriamo che lo abbia già fatto al suo presidente, che ha speso molto per avere poco o pochissimo. E’ un po’ come se ti fanno spendere un milione e mezzo di euro per un garage al Vingone dicendoti: tranquillo, la zona diventerà la nostra Beverly Hills. Mah.
Comunque Vanoli dice che Ouali non parla bene la lingua e ha bisogno di tempo. Può darsi che le cose stiano così. Ma un dubbio ci salta in testa: il ragazzo viene dal campionato turco. E immaginiamo che un ivoriano quando va in Turchia conosca la lingua, partendo dall’antico ottomano per arrivare ai giorni nostri. E dai. Intanto va il doppio degli altri centrocampisti. Non ci vuole molto, ovvio, ma non è che per sapere a chi passarla debba conoscere il V canto del purgatorio della Divina commedia. Ma siccome il pessimismo non ci piace vogliamo pensare che Vanoli 2 arrivi a dama iniziando dalla sfida col Sassuolo. Perché i punti servono come il pane. Infine un bel pensiero per Jimenez, faccia da attore per un film di Guy Ritchie tipo Snatch e coraggio da leone. E una pacca sulla spalla per Pedro, spedito dentro solo al novantesimo. Perché questa è una squadra costruita per allenatori coraggiosi. Che, a occhio, sono altrove
Lo scrive stamattina in edicola La Nazione