Da quel 17' di Fiorentina-Inter del 2024 ad oggi. Due anni dopo il malore, Bove e la viola si rincontrano in campo

La Fiorentina sfiderà il Watford stasera alle 20.30 ore italiane. Per la prima volta Edoardo Bove scende in campo contro i suoi ex compagni.

29 luglio 2026 09:57
Da quel 17' di Fiorentina-Inter del 2024 ad oggi. Due anni dopo il malore, Bove e la viola si rincontrano in campo - Firenze, Stadio Artemio Franchi, 06.02.2025, Fiorentina-Inter, foto Lisa Guglielmi. Copyright Labaroviola.com
Firenze, Stadio Artemio Franchi, 06.02.2025, Fiorentina-Inter, foto Lisa Guglielmi. Copyright Labaroviola.com
Condividi

Seicentosei giorni dopo. Dal 1 dicembre 2024 al 29 luglio 2026, Edoardo Bove e Fiorentina, in campo di nuovo insieme, da avversari, ma solo per novanta minuti. La sfida in programma stasera (ore 20.30 italiane a Vicarage Road) trascende il campo e riporta a quella glaciale serata del Franchi, alla Fiorentina di Palladino, e a quel maledetto minuto diciassette che ha cambiato tutto.

1 DICEMBRE. Minuto 17 appunto, Fiorentina-Inter 0-0, Bove si accascia a terra vicino alle panchine. Da lì seguono minuti di apprensione per i 20mila presenti e non solo. L'arresto cardiaco, la corsa in ospedale e i giorni in cui Firenze ha vissuto col fiato sospeso quello che accadeva. Poi l'operazione, l'innesto di un defibrillatore cardiaco sottocutaneo removibile e il conseguente addio all’Italia a causa delle norme di sicurezza del nostro paese.

29 LUGLIO. Più di un anno e mezzo dopo, le traiettorie si incrociano: dopo il suo passaggio al Watford, Championship inglese, e sei mesi da comprimario (ritorno in campo a San Valentino, il 14 febbraio, primo gol contro il Wrexham, il 17 marzo), adesso una preparazione estiva vissuta per intero e sensazioni che stanno tornando. Ritroverà qualche vecchio amico, De Gea, Dodo, Ranieri, Kean, tutti in campo assieme a lui in quel Fiorentina-Inter. E riabbraccerà la società che non lo ha mai abbandonato, neanche quando, dopo l'operazione, era evidente che Edo non avrebbe più giocato un minuto con la Viola - quell'anno rimase accanto a Palladino e alla squadra e lui stesso ringraziò il club che gli era stato vicino «nel momento più difficile della vita», definendo la sua esperienza a Firenze una «doppia rinascita».

IN MEZZO. Tra quelle due date c'è stata un'altra vita per il biondo di Roma. Un intermezzo fatto di visite, controlli, in cui tutto il mondo del calcio ha empatizzato nei confronti di un ventiduenne dal sorriso contagioso, uno di quelli fortunati, uno che sembrava invincibile, che ha realizzato il sogno di tutti, che dopo essere caduto all'improvviso sul campo aveva dovuto mollare l'amore della sua vita. «Mi fa sentire vivo, lo riconosco e non mi spaventa, lo accolgo - aveva detto al Corriere dello Sport nel settembre 2025 a proposito del rapporto col dolore - è inutile respingerlo. Il dolore mi ha fatto pensare a una vita normale. Ho tanti amici che studiano o lavorano e ci sono stati momenti, in questi mesi, in cui ho temuto di dover smettere di giocare. Se non avessi avuto quell’incidente, questa parte di vita non l’avrei conosciuta». Un modello, anche per come ha saputo gestire la perdita di una professione che era più di una professione. Bove è diventato anche un esempio: ha scelto di raccontare pubblicamente il proprio percorso e contribuito ad accendere i riflettori sulla prevenzione cardiologica nello sport. Il suo caso ha inoltre dato impulso al dibattito che ha portato alla cosiddetta “Legge Bove”, il provvedimento che ha rafforzato la tutela sanitaria degli atleti e la diffusione dei protocolli salvavita negli impianti sportivi italiani.

Lo riporta stamattina in edicola il Corriere dello Sport