Una cosa è sicura: questa Fiorentina non finisce mai. Non muore mai. Sia che la partita duri 90′ (come a Sassuolo), sia 93′ (in casa con la Sampdoria), oppure 103′ (ieri sera con l’Inter). La coincidenza è che il risultato è sempre di 3-3, la costante è che i viola recuperano in ogni modo, in ogni situazione. Contro qualsiasi avversario. Segno di carattere, di cuore, di spirito di sacrificio dovuto alla professionalità dei calciatori, ma anche al lavoro di un allenatore che non esitiamo a definire Dott. Jeckyll e mister Hide. Bravissimo nel cementare il gruppo, nel portarlo oltre i propri limiti… Rivedibile (eufemismo) nel mettere la squadra in campo, nell’azzeccare i cambi, nel trovare soluzioni ad emergenze dovute a cali di forma ed infortuni. A proposito… se il cuore della squadra è (minimo) da Champions League, la difesa senza Pezzella è da 8° posto. Comunque fuori dall’Europa. Cosa può fare in questo caso Pioli? Schierare un 4-4-2 con due terzini che difendano (Laurini ed Hancko), con Biraghi alzato a centrocampo. Per dirne una. Fare un 3-5-2 con Dabo vertice basso a protezione della difesa, orfana del suo capitano. E contro l’Inter anche di Milenkovic. E siamo a due. Oppure strambare su un 3-4-3 zemaniano, col tridente offensivo Chiesa-Simeone-Muriel, allo scopo di attaccare, tenere palla, ed allontanare gli avversari dalla propria area. Certamente non proseguire sulla stessa strada, come se Milenkovic non avesse la febbre, come se Pezzella non si fosse infortunato. Ma tant’è… Pioli è questo: prendere o lasciare. Preghiamo perchè Chiesa continui a correre e Muriel prosegua ad estrarre i conigli dal cilindro.

  • Due righe su Spalletti, e sull’arbitro Abisso. Che ha avuto il coraggio di dare 7 minuti di recupero e di assegnare un rigore al 103esimo minuto. Capitolo Spalletti: sarà perchè lo conosciamo, sarà perchè è uno di noi, sarà perchè lo consideriamo uno dei migliori allenatori in circolazione, noi non riusciamo a dargli completamente addosso. Detto questo, qualcuno dica a Luciano che quello di D’Ambrosio… è calcio di rigore. Tutta la vita. Almeno con il regolamento vigente. Quello è braccio e non petto. Ed il braccio è calcio di rigore. Vieppiù se il difensore in questione allarga l’arto in cerca del pallone, e non lo ritrae. O non lo mantiene aderente al corpo. Qualcuno potrà dire: ma non lo voleva fare. Che lo spazio attaccante-difensore era minimo. Certo, verità assoluta. E allora, per la par condicio, nemmeno Vitor Hugo voleva lasciare le impronte digitali sul pallone, in quel di San Siro. Quindi… se il parametro per assegnare un rigore è questo, sono rigori entrambi. Un punto per uno non fa male a nessuno.

Ultima considerazione… la Fiorentina ha pareggiato. Tanto per cambiare. Sono 12 in 25 partite, che nell’era dei tre punti a vittoria è una sorta di condanna a morte. Discorso differente in coppa: come sappiamo vale la regola dei gol in trasferta, ed in finale (gara secca) col pareggio puoi andare ai rigori. E giocartela alla pari. Senza contare che l’Atalanta di Gasperini è una squadra fortemente condizionata dalla condizione fisica: se la incontri al massimo, puoi stare a casa. Se invece sono al minimo, ci vai a nozze. E gli ultimi risultati ci dicono che i nerazzurri sono in calo: 1-3 con il Milan in casa, 0-2 col Toro in trasferta. Gomez convalescente, Goosens assente, Ilicic in netto calo di forma, insomma… la Fiorentina dei Della Valle ha l’occasione di mettere a tacere le voci ed i mugugni per gli “zero tituli” in 17 anni di vita. Vietato sbagliare, specie contro un’Atalanta in debito d’ossigeno. E chi si ferma è perduto.