Critichiamo il lavoro ma non l’uomo, in fondo il compito dell’allenatore non è essere simpatico…

Paulo Sousa rischia di diventare il capro espiatorio in una stagione fallimentare su tutti i fronti, ma non tutte le critiche sembrano corrette...

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Firenze, stadio Artemio Franchi, 13.05.2017, Fiorentina-Lazio, Foto Fiorenzo Sernacchioli. Copyright Labaroviola.com

La stagione della Fiorentina si è appena conclusa e, allo stesso modo, anche l’esperienza in panchina di Paulo Sousa. Le conferenze stampa che si sono succedute tra la giornata di sabato e ieri sera, quindi, sono state le ultime in viola dell’allenatore portoghese, in attesa di capire se il tanto atteso bilancio finale da lui stesso annunciato ci sarà o meno.

Perciò, dopo un’attesa lunga ed estenuante, sono finiti anche i tesi confronti in sala stampa fatti di musi lunghi e parole non dette. Il muro ideale eretto tra l’allenatore e la stampa può quindi finalmente cadere come, analogamente, le risposte evasive, o addirittura le non risposte, saranno solo un ricordo di questa sciagurata stagione.

Ecco che quindi, come spesso accade in situazioni del genere, c’è già chi si prepara a rialzare la testa e, sempre idealmente, ad affilare le lame per togliersi qualche fastidioso sassolino dalle scarpe in vista del processo che vede come principale imputato proprio l’(ex) allenatore. Tuttavia, sebbene alcune sue scelte abbiano più volte condannato la Fiorentina nei momenti decisivi, Sousa non può essere certo considerato l’unico responsabile della fallimentare annata appena conclusa.

Il tecnico lusitano non è l’unico bersaglio, ma di sicuro quello più facile da colpire. L’opportunità di sparare a zero sul portoghese è allettante ma certo non può essere considerata la scelta più accorta, e nemmeno la più costruttiva. Il rischio è quello di scadere nella critica svilente, nell’offesa gratuita e nell’umiliazione di un uomo il cui lavoro non può essere valutato esclusivamente sulla base di atteggiamenti che, seppur fastidiosi, non hanno alcun legame con il campo.

Pertanto, se proprio risulta così difficile astenersi dall’esprimere un giudizio negativo, che almeno riguardi le scelte tecnico-tattiche, talvolta incomprensibili se non addirittura sconsiderate, che hanno segnato in negativo la stagione della Fiorentina, ma non la sfera personale di un uomo che, in fin dei conti, ha cercato solo di fare il suo lavoro. Lavoro nel quale, alla luce dei fatti, ha miseramente fallito, se riferendosi al ruolo dell’allenatore si pensa alla capacità di mettere i giocatori che ha a disposizione nella condizione di rendere al meglio. Lavoro che però, almeno per ora, fra i requisiti non richiede la necessità di risultare anche simpatico…

Gianmarco Biagioni

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