Corriere fiorentino: "Siamo nella stessa situazione di dodici mesi fa. Immersi nella lotta per non retrocedere"
Ogni volta una formazione diversa, e ogni volta in contraddizione con quella precedente. Ieri per esempio è improvvisamente apparso Gonçalves tra i titolari
A volte le parole non servono. Basta fotografare la realtà: sette giornate, quattro punti, penultimo posto in classifica (un punto sopra il Venezia, ultimo) e, all’orizzonte, la trasferta di San Siro con l’Inter. Difficile immaginare un quadro peggiore. Eppure, così è. Con tanti saluti alle (solite) belle parole, alle speranze e alla rincorsa nel ricordare che questa «sarebbe stata un’annata di transizione».
Perché un conto è pensare ad un anno diciamo di costruzione ma qua siamo esattamente nella stessa situazione di dodici mesi fa: immersi fino al collo nella lotta per non retrocedere e con la sensazione che Vanoli, dopo la scossa iniziale, sia finito in confusione. Ogni volta una formazione diversa, e ogni volta in contraddizione con quella precedente. Ieri per esempio è improvvisamente apparso Gonçalves tra i titolari, mentre son (ri)spariti Valdepenas e Oulai. Risultati: pochini. E dire che l’avvio di gara, e nel complesso lo sviluppo del primo tempo, non è stato terribile.
Certo, il pallone lo aveva quasi sempre il Como, ma questo succede spesso quando di mezzo c’è la squadra di Fabregas. La chiave sta nel non essere passivi, nel ripartire appena si può, ed è esattamente quello che hanno provato a fare i viola: dieci minuti di controllo quasi totale della banda di Nico Paz e soci, ma due (enormi) occasioni per la Fiorentina. Una con Njie, e l’altra con Fagioli. Con un minimo comun denominatore: le verticalizzazioni di Goncalves. Era quella l’idea. Buttarsi alle spalle della linea (alta) del Como entrando da dietro. E per fortuna che Liberali (sulla solita dormita su calcio piazzato) ha graziato De Gea smentendo, per una volta, «la dura legge del gol».
Ti può andar bene una volta però, ma poi diventa dura. E basta pensare all’errore di Pellegrino a due passi da Butez per capire di cosa stiamo parlando. Certo, poi ci sarebbe da discutere sul fallo non fischiato a Gonçalves dal quale è nato lo 0-1. Perché va bene lasciar correre, ma il calcio è calcio. Non rugby. Il resto sta in una difesa che proprio non va. E sarà anche vero che Valdepenas difende male, ma ci vuol fantasia a sostenere che Viery (adattato) lo faccia meglio. Male lui e, sullo 0-2, male Pongracic. Un «uno-due» da k.o., se solo lo stesso croato non avesse accorciato le distanze subito dopo. Ed era stato ancora lui a trovare il pari.
Peccato che fosse in fuorigioco (forse) di un centimetro, stabilito dopo lunghissima revisione e peraltro «a mano» a causa di un malfunzionamento del software. All’intervallo insomma restava quella strana sensazione tra sollievo (per essere rientrati in gara) e rimpianto per quello che tra errori e decisioni arbitrali controverse, poteva essere. Una contraddizione risolta dall’1-3. Quello sì, una sentenza. Sulla partita, e su una Fiorentina che anche quando vorrebbe (come ieri) molto spesso non può. Perché prende due o tre gol a partita, perché non ha ancora capito cosa vuole essere e perché tanti (troppi) interpreti non stanno rendendo per quello che si pensava. Vale per De Gea, per i centravanti, per gli esterni che vanno a corrente alternata e per chi (vedi Gonçalves) viene messo in campo nonostante «abbia un’autonomia limitata» e abbia bisogno di un sistema che lo faccia «giocare senza correre».
Lo scrive stamattina in edicola il Corriere fiorentino