Corriere fiorentino: "I viola la ribaltano ma pagano i soliti errori in difesa, la vittoria al Franchi è rimandata "
Il problema, tanto per cambiare, è la fragilità, e quella terribile sensazione che a De Ketelaere e soci bastasse affacciarsi sulla trequarti per creare il panico
Un (piccolo) passo. Un punticino buono forse per evitare lo psicodramma collettivo ma che comunque lascia la Fiorentina laggiù, in zona retrocessione, e ancora vittima della sua infinita fragilità. Certo, il carattere c’è, la voglia di ribellarsi alle difficoltà pure, ma resta la sensazione che risultati (negativi) e classifica (terribile) le stiano di nuovo riempiendo mente e cuore di mille preoccupazioni.
Servirebbe una vittoria (che in casa manca da 200 giorni) per sbloccarsi, e per evitare di (ri)avvitarsi su se stessi come un anno fa. Alla continua ricerca di un equilibrio, e dopo aver alternato Valdepenas e Viery, stavolta Vanoli è tornato al punto di partenza di Grosso. E così, ecco Joao Mario a sinistra. Un altro adattato, da quella parte, spiegabile forse con la volontà di mettere un destro (e quindi più pronto a difendere l’interno del campo) contro una squadra che attacca molto nei mezzi spazi, e poco sulle corsie. Non solo, però. Perché il portoghese (lo vedremo poi) si è rivelato prezioso anche in fase offensiva.
Vincere, o vincere. Non c’erano molte alternative. Certo, per l’Atalanta valeva più o meno lo stesso discorso. Per questo, potevano saltar fuori due tipi di match. Uno aperto, e giocato a viso aperto con la speranza (reciproca) di venir fuori dalla crisi. L’altro, considerando come nessuna delle due potesse permettersi di perdere, esattamente opposto. Bloccato, e dominato dalla paura. La risposta (incoraggiante) è arrivata subito. Soprattutto grazie ai viola. Bene Joao Mario, bene Brescianini. Dall’altra parte invece, il solito Mastantuono. Un po’ confusionario, magari, ma sempre pericoloso. Non a caso (dopo un tentativo a lato di Pellegrino) è stato lui il primo a scaldare Carnesecchi.
Il problema, tanto per cambiare, è la fragilità, e quella terribile sensazione che a De Ketelaere e soci bastasse affacciarsi sulla trequarti per creare il panico. E infatti, dopo un paio di spaventi, è stato proprio il belga (sfruttando un’orribile palla persa da Ndour e Fagioli, lasciato poi negli spogliatoi per far posto a Oulai) a trovare lo 0-1. E per fortuna che subito dopo De Gea ha salvato su Krstovic altrimenti la Fiorentina sarebbe andata all’intervallo dopo aver preso il solito uno-due. Una sliding door .
Perché invece che capitolare i viola son rimasti in piedi e nella ripresa, nel giro di un quarto d’ora, l’hanno ribaltata. Prima con Njie (spettacolare il cross di un Jimenez sempre più decisivo) e poi con Joao Mario e quel pizzico di fortuna che, visto il momento, non guasta. Peccato che questa squadra proprio non sappia cosa voglia dire difendere. Mettici poi l’abbassarsi di 20 metri per proteggere il vantaggio (vecchio vizio) ed ecco servito il 2-2. Risultato giusto, per quello che si è visto, ma poco più che inutile.
Lo scrive stamattina in edicola il Corriere fiorentino