Corriere dello Sport difende Mastantuono: "Viene criticato di più perché viene dal Real Madrid, serve equilibrio"
E serve equilibrio soprattutto nell’inquadrare le potenzialità di un giovane calciatore che ha scelto Firenze per rilanciarsi e ci sta provando
Sgombriamo subito il campo da possibili equivoci, e non sia un modo inteso per mettere le mani avanti: Franco Mastantuono è finito giustamente nel mirino di critica e tifosi della Fiorentina per la prestazione a Marassi, ma detto questo, stop. Criticato come i compagni sì, criticato di più perché si chiama Mastantuono e viene dal Real Madrid che l’anno scorso l’ha pagato decine di milioni per portarlo in Spagna no: sono colpe da fargli scontare?
SCELTE DIFFERENTI. Il talento e le qualità dell'argentino non possono e non devono diventare un problema, men che mai la generosità dimostrata nel dare la propria disponibilità a giocare a Genova con appena due allenamenti dopo essere rientrato solo mercoledì sera a Firenze dal Sudamerica, altrimenti il rischio concreto è di perderlo inopinatamente alla causa viola creando intorno a lui una situazione che lo blocca e lo limita. Talento e qualità non possono mai essere un problema, mentre vanno sempre considerati doti, non comuni nel suo caso, da incanalare al servizio della squadra: esattamente quello che Masta ha provato a fare in ogni gara da quando indossa la maglia viola, anche se i numeri gli hanno dato torto. Torto, certo, e su questo non si discute: comunque sempre nei primi tre della Fiorentina in tutte le voci contro i rossoblù di De Rossi, dai palloni giocati ai dribbling passando per i duelli e spesso non così negative, è stato il conto dei possessi persi (18) a penalizzarlo, reiterando il punto debole di questo inizio di stagione: 14 è la media generale di queste sei giornate e lì deve intervenire l’attaccante classe 2007 con scelte personali differenti. Però, rimane tutto il resto di ciò che ha ed è Mastantuono: sempre lo stesso della tripletta da fenomeno a Venezia che poi diventa un “peso” a Genova.
EQUILIBRIO. Insomma, serve equilibrio. La parola semplice e complicata insieme richiesta ogni volta, in primis dagli allenatori, non tanto nel giudizio che si dà del 19enne di scuola River Plate quanto nell’inquadrare le potenzialità di un giovane calciatore che ha scelto Firenze per rilanciarsi, anzi per valorizzarsi davvero, e lo sta provando a fare con umiltà, impegno e partecipazione, in questo caso altre doti nient’affatto scontate. E gli vanno riconosciute. Sennò, non va bene uno che non ha senso d’appartenenza (ovvio) e poi non va bene nemmeno uno che ne dimostra troppo (vedi voler esserci a Marassi): quindi, oltre all’equilibrio serve pure la coerenza. Vero è che Mastantuono non sembra il tipo da lasciarsi condizionare, ma resta sempre un’impressione e sarebbe meglio non arrivare a verificarla.
«Se non gioca non capisce il nostro calcio», ha detto Vanoli al termine della partita di Genova per spiegarne l'utilizzo per tutti i novanta minuti, prima nella solita posizione da esterno a destra che entra dentro al campo, poi da trequartista centrale e infine di nuovo da esterno. Forse è eccessivo chiedere che sia la squadra viola ad adeguarsi al calcio dell’argentino, anzi lo è senza dubbio al netto di tutta la teoria da schemi e movimenti che spesso e volentieri inaridisce il talento, ma il punto fermo è un altro: la Fiorentina ha Franco Mastantuono. Se alla fine non sarà andata, pazienza. Ma non provarci apposta sarebbe il delitto calcistico perfetto.
Lo scrive stamattina in edicola il Corriere dello Sport