C’era un tempo la “sei giorni di Milano”, corsa ciclistica su pista che ha visto vincitori illustri come Giradengo, Moser ed il compianto Felice Gimondi. Oggi 9 settembre 2019, invece, comincia la sei giorni di Firenze che niente ha a che fare con le due ruote, bensì con l’attesa messianica che precede la sfida con la Juventus. Eh già perchè, seguendo un calendario a dir poco squilibrato, nelle prime tre giornate la Fiorentina di Montella incontra la prima e la seconda degli ultimi due campionati, oltre al Genoa (a Marassi) avversario tradizionalmente ostico. A maggior ragione quest’anno il confronto con i “gobbi” riveste particolare importanza, visto che i viola sono ancora fermi a zero punti, e che i malumori intorno a Montella crescono in maniera esponenziale. A questo proposito l’aeroplanino ha ripristinato una tradizione, oltre che piacevole, propositiva e funzionale: l’amichevole del giovedì. Anzi (per l’occasione) del venerdì, approfittando della sosta per la nazionale. Qualsiasi amichevole, proprio perchè tale, va saputa leggere, interpretare… spesso l’allenatore si diverte a mischiare un po’ le carte, per provare movimenti, alchimie tattiche che intuisce solo lui. Stavolta Montella, invece, è stato chiaro, trasparente, quasi ad ostentare sicumera, noncurante di pubblico e giornalisti che (ovviamente) hanno scritto ed annotato un paio di mosse sorprendenti. La prima: contro il Perugia di Oddo, Erik Pulgar (acquistato dal Bologna come alter ego di Badelj) è stato schierato centrale in una difesa a 4: con Venuti, Ceccherini e Dalbert. Lo abbiamo detto, la sosta per le nazionali se da una parte offre tempo e modo per fare esperimenti, dall’altra svuota le rose e toglie titolari, obbligando gli allenatori a giostrare le seconde scelte. Da qui l’assenza di Milenkovic che, certamente, si riprenderà il suo posto. Molto meno certa la presenza contro la Juve di German Pezzella, anch’esso impegnato con l’Argentina. Un po’ per la forma… precaria (eufemismo), un po’ perchè Montella predilige il centrale che imposta (alla Gonzalo Rodriguez, per capirsi), un po’ perchè tra Pezzella e lo stesso Montella (a parte la rima) non c’è mai stato feeling: sia tecnico che caratteriale. Un pò, anzi parecchio, perchè Pezzella torna venerdì, a meno di 24 ore dalla partita delle partite. Da qui a dire che il capitano viola è bocciato, ce ne corre. Certo che l’investitura (seppur in amichevole) del cileno da difensore centrale, fa pensare. E lascia più di un dubbio. Altra novità la presenza di Venuti terzino destro con Lirola in panchina. Ipotizziamo: di fronte hai la Juve, sulla sinistra c’è Dalbert che offende e non difende, stai a vedere che Montella si lascia a disposizione il cambio tattico con la difesa a tre? Schieramento che con Lirola non potrebbe fare, tanto meno contro i campioni d’Italia. Ultima sorpresa (che poi era attesa da tutto il pubblico gigliato) la presenza di Frank Ribery dal primo minuto. Intendiamoci, il francese non è ancora al meglio (e non potrebbe esserlo) ma l’atteggiamento visto in amichevole, la voglia, la tenacia nel puntare l’uomo, nel proporsi ed offrirsi come sponda per i compagni, sono sembrati ottimali. Assolutamente non scontati. Senza contare la dose di personalità ed esperienza che il vice campione del mondo 2006 porterebbe ad una manica di ragazzotti di certo entusiasti, ma tremendamente inesperti.

  • Se Ribery giocherà a sinistra (col famoso piede invertito, come quando giocava con l’altro piede invertito… Robben), a destra rivedremo Federico Chiesa. Contro il Perugia in quella posizione ha giocato Montiel (gran gol il suo, ma che sapesse giocare… non è una notizia), però quella maglia spetta di diritto a Federico che, bontà sua, contro la Finlandia ha dato finalmente segni di risveglio. Che la ramanzina di Mancini abbia avuto effetto? Che il ragazzo si sia reso conto che il tempo dei giochi e delle bizze è finito, e che è ora di rientrare in classe? Oppure (cosa più probabile) la condizione fisica migliora, e con essa cresce la consapevolezza, la voglia di tentare la giocata, di puntare l’uomo… E si sa, quando Chiesa sta bene con se stesso e con il suo fisico, è devastante. Sopratutto decisivo. E quale migliore occasione di sabato prossimo contro la Juventus (sì, proprio quella che avrebbe dovuto essere la sua squadra) per far pace con Firenze e con i tifosi viola?

Intanto a Firenze è atterrato Pedro. Anzi, Pedro Guillherme Abreu dos Santos… per la precisione. Fisico statuario, sorriso da ragazzo pieno di speranza, tecnica e fiuto del gol… da Real Madrid. Dove sarebbe dovuto andare se un anno fa non “si faceva” il crociato. Un bel biglietto da visita per un crack annunciato, che speriamo sappia riguadagnare le posizioni perdute. Del resto a 22 anni c’è tempo per tutto, anche per diventare un campione. Pedro ha già detto di essere pronto per la Juve, ha già capito dov’è capitato e dove tira il vento. Difficile, difficilissimo che Montella lo schieri dal primo minuto, la candidatura Boateng (per esperienza, per meccanismi già provati in allenamento) si fa preferire. Però il calcio è strano, è una metafora della vita, e mutuando il poeta… lo scopriremo solo giocando.