La foto richiama un famoso spot elettorale, oramai datato, ma sempre di moda. Del resto mancano solo 4 mesi alle elezioni europee (26 maggio), e le due prodezze di Federico Chiesa in quel di Verona ci impongono l’attualità. Se c’è una speranza (diciamo due, l’altra è Muriel…) che la Fiorentina agguanti l’Europa, questa si chiama Federico Chiesa. Champions o Europa League fa poca differenza. La distanza è risibille, due punti per accedere ai preliminari, meno di una vittoria. E’ evidente che il figlio d’arte stia bruciando le tappe, stia scalando velocemente la vetta che porta all’etichetta di fuoriclasse. Federico corre, dribbla, lotta, non molla fino alla fine… e si sapeva. Da qualche settimana Federico segna, decide le partite (Torino in coppa Italia e Chievo le ha vinte praticamente da solo), trascina la squadra. Un netto salto in avanti sul piano della realizzazione e della personalità. Ed è quello che gli si chiedeva. Per questo abbiamo titolato: “Meno male che Chiesa c’è”. Perchè senza Chiesa la Fiorentina sarebbe poco più di una squadra mediocre, senza Chiesa la Fiorentina sarebbe fuori dalla coppa Italia e indietro (tanto indietro) in campionato. Senza Chiesa mancherebbe quella dolce sensazione che… tutto può sempre accadere. Anche nelle giornate peggiori. La Fiorentina non ha ancora tirato in porta? Meno male che Chiesa c’è. Vedi San Siro col Milan e Torino. La Fiorentina è in 10, in vantaggio per 2-0, e si fa recuperare? Meno male che Chiesa c’è: vedi gli ultimi 20 minuti col Chievo. Poi i compagni “provano” a riaprirla, con dabbenaggini ed errori sparsi, ma Federico è più forte di tutto e di tutti. E la Fiorentina va.

SALTA LA PANCHINA? Un tempo il coro risuonava spesso, e tanti allenatori se lo sono sentiti addosso: Paolo Carosi, Aldo Agroppi, Bruno Giorgi, Sebastiao Lazaroni… Oggi non va più di moda, i modi gentili e paterni di Stefano Pioli sono una cambiale senza scadenza verso i tifosi. Meglio addossare tutte le colpe alla dirigenza, nello specifico a Pantaleo Corvino. Però… se Lafont non avesse parato il secondo rigore di Pellissier, la panchina di Pioli sarebbe stata a rischio? Noi pensiamo di si. Magari non da subito (complice la vicinanza del quarto di coppa contro la Roma), ma di certo l’aria intorno al tecnico di Parma si sarebbe fatta pesante. Ed usiamo un eufemismo. Ora Pioli ha un’altra possibilità, è chiamato (è obbligato) a cambiare, uomini e modulo. Lo avevamo già ipotizzato qualche settimana fa, l’idea di un semplice e tradizionale 4-4-2: Chiesa seconda punta, l’inserimento di un terzino di ruolo come Laurini. Oggi il problema si ripropone, con un aggravante: Giovanni Simeone. “Questo” Giovanni Simeone non è più presentabile. Sicuramente non da titolare. I viola hanno due frecce formidabili, che si chiamano Luis Muriel e Federico Chiesa. Imprendibili negli spazi, irraggiungibili in contropiede. E allora, vivaddio, sfruttiamoli. Altro dato di fatto: la Fiorentina non ha un regista. Norgaard ha fallito la sua chance, Edimilson è acerbo ed impulsivo, Veretout è fuori ruolo. Nessun problema, si gioca senza regista. Per questo riproponiamo con forza il 4-4-2, con due terzini che spingono (e tengono alta la squadra), un esterno di gamba (Biraghi) ed uno di contenimento (Benassi). Due centrocampisti centrali mix di tecnica e fisicità (Veretout e Gerson, col brasiliano finalmente all’altezza contro il Chievo). Davanti Muriel e Chiesa, ad alternarsi come punta e tra le linee.

NULLA E’ PERDUTO, FUORCHE’… Lo dice la storia del calcio, il bravo allenatore adatta il modulo ai calciatori e non viceversa. Pioli non deve fare il fenomeno, nessuno glielo chiede, deve solo usare il buon senso. Ed il buon senso dice che la Fiorentina, nonostante i mille pareggi ed una difesa che inizia a scricchiolare, deve giocare semplice. Senza alchimie tattiche. Sopratutto la Fiorentina è a soli 5 punti dalla Champions. E parafrasando Francesco I re di Francia: nulla è perduto. Per l’onore… c’è tempo.