Se il gioco si facesse duro, lui è pronto a scendere in campo. Leggende metropolitane e racconti fantapolitici si mescolano da anni circa il ruolo di Matteo Renzi in un’eventuale cessione della Fiorentina. Ci sono autorevoli rappresentanti di ambienti politico-economici pronti a giurare che l’ex premier sarebbe non solo già impegnato in prima persona nei negoziati ma addirittura pronto a diventare presidente del club con una nuova proprietà, magari araba visti i suoi noti buoni rapporti con Riad e il principe Bin Salman. Al netto di un po’ di esagerazione si scopre ora che qualcosa di vero ci potrebbe essere. Non sulla trattativa in corso e sulla presidenza, ma è un fatto che ora Renzi non smentisca un suo coinvolgimento in una possibile vendita della squadra: «Oggi la proprietà della società è di Commisso, ma se cambierà qualcosa sono pronto a fare di tutto per far vincere la Fiorentina, anche a scendere in campo» irrompe ieri il senatore e leader di Ilia Viva rispondendo su Toscana Tv a una domanda che chiedeva di smentire una sua partecipazione attiva, un suo coinvolgimento verso una nuova proprietà vogliosa di acquistare la società viola. Niente smentita. Molto mossa da campagna elettorale, per tentare di accarparrarsi anche l’immagine del politico vicino alla Fiorentina e pronto ad aiutare Commisso qualora decidesse di vendere. Chi ha parlato con Renzi racconta del resto che lui stesso non conosce le intenzioni aggiornate del patron viola: «L’unica cosa certa è che se gli chiedessero una mano Matteo sarebbe pronto a darla sulla cessione» spiegano interlocutori fidati dell’ex premier. Pronto ad occuparsi di un negoziato o ad intercedere se Commisso lo vorrà. Renzi del resto tende molto la mano all’attuale proprietà: «Penso che ci sia una mancanza di rispetto nei confronti di Commisso. La sua è una famiglia che ha le potenzialità per fare tanto e fare bene. Siamo rimasti colpiti dalla morte di Barone, ma quello che è certo è che la proprietà è di Commisso e noi facciamo il tifo anche per questa proprietà. Speriamo intanto che arrivi un grande allenatore» dice Renzi ieri a Toscana Tv. Ma poi conclude: «Se ci saranno dei cambiamenti sarà il proprietario a doverlo dire. Io sono pronto a fare tutto quello che serve per far vincere la Fiorentina». Anche a scendere in campo. Più metaforicamente, s’ intende. La società per ora prende tempo: «Non vendo» ha ribadito Commisso ai suoi dirigenti nei giorni scorsi, nonostante la delusione per la ter- za finale persa e la prima vera con- testazione della curva, con tanto di comunicato in cui si chiedeva adesso il tipo di progetto che il presidente avesse in mente, auspicando in- vestimenti e dirigenti competenti. Commisso è ripartito sabato per l’ merica, senza parlare e ringraziare i tifosi dopo la sconfitta di Conference – altro atteggiamento che ha destato perplessità – ma ha smentito seccamente le voci di vendita, anzi. «Conoscendolo adesso è proprio il momento in cui non venderà» affermano le persone più vicine a lui, conoscenti e chi ci lavora ogni giorno. Commisso, messo nel mirino dal tifo, vuole trasformare il clima di sfiducia in applausi, magari rilanciando sul nuovo stadio, non utilizzare la situazione di contestazione in humus ideale per una exit strategy o una vendita, fanno sapere da dentro la società. Una posizione che oggi sarà confermata alle 15 in conferenza stampa dal direttore generale Alessandro Ferrari e dal ds Daniele Pradé. Ma tutto può cambiare si sa. I conoscitori del mondo della finanza calcistica raccontano sempre che «ogni squadra italiana che deve costruire lo stadio è di fatto in vendita». Renzi continua a insistere che i lavori al Franchi vanno fermati e il nuovo stadio va fatto fare al privato. Parole che potrebbero presto rivelarsi attuali. Lo Scrive La Repubblica
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