Come dice il proverbio, le disgrazie non vengono mai da sole. Dopo una prestazione ridicola (eufemismo), un gol (quello di Chiesa) a dir poco casuale, il Cagliari che (al contrario) segna 4 gol (2 buoni, 2 quasi buoni), prende una traversa, domina 93 minuti su 94… ascoltiamo Pioli e lo sentiamo dire: “Anche oggi (?) abbiamo avuto un buon approccio, purtroppo non siamo riusciti ad allungare il Cagliari. Non siamo stati all’altezza tecnicamente…” Nessuna autocritica, nessuna ammissione di colpa, nessuna imprecazione verso una partita inguardabile, impresentabile, imperdonabile. Sopratutto nei confronti dei pochi, pochissimi (anche troppi, per i nostri gusti) tifosi viola che si sono sobbarcati chilometri, traghetto e spese varie. Con l’unico risultato di essere derisi, irrisi, presi in giro da 15 soggetti (allenatore compreso) che, chissà perchè, alla Sardinia Arena hanno deciso di non giocare. Nonostante il 27 del mese arrivi il bonifico: ricco, opulento, come sempre, più di sempre. E allora, fermiamoci tutti. Anzi, fermate il mondo… vogliamo scendere. Vogliamo scendere da questa giostra mediatica che avalla il buonismo, il giustificazionismo di un tecnico, di un ambiente, di una proprietà che non sceglie e non decide, una dirigenza che non prende posizione. Mai. Se Stefano Pioli è una brava persona, affidabile, sincera, un buon padre di famiglia, ecco… abbia il coraggio e la personalità di dimettersi. Di conseguenza, se l’obiettivo era il settimo posto, se a qualcuno preme ancora la finale di coppa Italia, se Corvino, Cognigni, Antognoni, Salica, e chi più ne ha… insomma, se qualcuno di loro ha la responsabilità di rendimento e risultati, ecco… quel qualcuno abbia il coraggio e l’autorità di licenziare Pioli. Non perchè sia l’unico colpevole (ci mancherebbe), ma perchè è l’unico fattore che si può invertire. E contrariamente al famoso teorema: stavolta, invertendo l’ordine dei fattori, il prodotto cambia. Eccome se cambia. Almeno in previsione del 24 aprile…

IL PRECEDENTE DI MANCINI: qualcuno può dire, cambi ora che mancano solo due partite (potenziali) alla conquista della coppa Italia? Certo, che problema c’è? A questo proposito ricordiamo il 2001 quando Terim, dimissionario in seguito all’incontro-scontro con Cecchi Gori, lasciò la squadra in finale di coppa Italia. Facciamo la cronistoria: quarti con il Brescia, semifinali col Milan, finale contro il Parma di Ulivieri: 1-0 al Tardini, 1-1 al Franchi. E Rui Costa che alza la coppa. Il tutto all’indomani del 2-0 casalingo contro i rossoneri (Nuno Gomes e Rui Costa), che controfirmò il 2-2 di San Siro. Canto del cigno dell’imperatore. Anche in quel caso, i dubbi e le omissioni erano molteplici. Eppure… il sesto trofeo nazionale entrò in bacheca e buonanotte a gufi e suonatori. Il 24 aprile (e poi il 15 maggio all’Olimpico) potrebbe accadere lo stesso. Una sistematina qua e là, uomini e ruoli secondo logica, grinta e fiducia quanto basta, e le partite sono le stesse: due di finale (andata e ritorno) 18 anni fa, una semifinale ed una finale 18 anni dopo. Non c’è grande differenza. Di certo, la situazione odierna non può andare avanti. A Bergamo non può presentarsi una simile Fiorentina, non può scendere in campo una simile “non squadra”, non possono vestire la maglia viola (o biancoviola come stasera) un coacervo simile di fantasmi. E che nessuno si offenda. Parliamo di calcio, e sfidiamo chiunque a definire in altro modo gli undici elementi scesi in campo col giglio di Firenze sul petto (Dio perdona loro…)

CHE FARE FINO AL 24 APRILE? Innanzitutto preservare (come abbiamo più volte scritto) i panda viola: Federico Chiesa (che rischio schierarlo stasera a Cagliari…) Luis Muriel, German Pezzella, Jordan Veretout. Che non significa non farli giocare, significa centellinarli, alternarli, per farli arrivare al 24 aprile al massimo della condizione. Sempre che Pioli lo sappia e lo voglia fare, visto che Milenkovic e Biraghi (due per tutti) sono stati spremuti come limoni, nonostante in panchina ci fossero Laurini ed Hancko. E poi Vitor Hugo, Lafont, Gerson, Edimilson… lo zoccolo duro che il 24 dovrà presentarsi all’Atleti azzurri d’Italia tirato a lustro. Nel contempo far esordire i giovani. Tre su tutti: Dusan Vlahovic, Tofol Montiel e Beloko. Rispettivamente centravanti, esterno-trequartista, mediano-incontrista. Ma anche (parliamo di Beloko) centromediano metodista, di quantità e qualità. Un Felipe Melo per tenerci bassi, un Clarence Seedorf per volare alti. Insomma, Pioli o non Pioli, Corvino o non Corvino, il futuro è segnato: il 24 aprile 2019 deve essere un chiodo fisso, per tutti. Come deve essere un mantra inserire per gradi la “meglio giuventù” che sta spopolando in “Primavera”. Non è difficile… In una società che fa calcio, che produce calcio… non sarebbe difficile. Sta tutto nel volerlo, nel pensarlo, nel poterlo fare. Sopratutto questo…