Paratici: "La Fiorentina ora ha una struttura societaria vera, siamo al punto di partenza di un percorso di 4 anni"
Le parole di Paratici al termine di un'interessante intervista a Villa Bertelli a Forte dei Marmi all'antivigilia della prima di campionato
Fabio Paratici, direttore sportivo della Fiorentina calcio, dialoga con il giornalista Enrico Salvadori sul futuro della squadra toscana in un talk show in scena a Villa Bertelli a Forte dei Marmi.
Ecco le parole del ds della Fiorentina:
Sul suo percorso:
"Credo che in qualsiasi mondo non ci si debba inventare. Quando ci si inventa li chiamo bluff, finiscono presto. Credo che sia la cosa che mi ha contraddistinto la grandissima passione per il calcio. Se non fossi stato un calciatore o un dirigente sarei un super tifoso o appassionato seguendo il calcio senza lavorarci. Non senti la fatica, non c'è il sacrificio, ci sono gli stimoli, io non ho mai fatto sacrifici. L'ho fatto naturalmente, se mi tenete qui due giorni e mi date da bere e da mangiare parliamo due giorni. Questa è stata la mia grande spinta che mi ha permesso di sviluppare una carriera. Poi ci sono le competenze, cercare di crearsi un metodo. Ognuno ha il suo, l'importante è averne uno. Avere le proprie idee ma essere in grado di cambiarle e aggiornarle ed è molto difficile. Il calcio è un mondo molto veloce che io paragono al mondo della moda. Devi essere bravo ad avere una mente elastica prendere quelli che sono i cambiamenti e adattarli al tuo metodo"
Sulla figura del DS:
"Quando mi chiamano a Coverciano per la lezione ai nuovi DS sportivi, ripeto "se voi pensate che fare il DS sia comprare e vendere giocatori avete sbagliato aula". Questo è il 20-30% del lavoro, ci sono i rapporti con l'allenatore, con lo staff, i calciatori, i dirigenti. C'è tutto un lavoro alle spalle molto importante, il day by day è molto più impegnativo dei due mesi di calciomercato estivo. La cosa bellissima d'estate è che la domenica non perdi mai. Gestire bene il club, creare le condizioni per lavorare al meglio e far fare risultato alla squadra"
Sull'arrivo alla Fiorentina:
"Era una situazione inusuale per me, ho avuto una carriera fatta di altre esperienze. E' stata una bella sfida, mi sentivo molto al sicuro per quello che avremmo fatto. Quando ho scelto la Fiorentina, la Fiorentina aveva 6 punti in 10 partite ma io vedevo la possibilità di creare un percorso e un progetto serio, duraturo, attrattivo, che incuriosisca la gente e che piaccia. La squadra è deve essere vicina a quello che deve rappresentare la città e nel caso di Firenze ancora di più".
Sulla gestione del personaggio Paratici fuori dal calcio:
"La colpa del gossip non è stata mia. Logicamente sono stato molto fortunato nella mia carriera. Ho avuto grandissime persone che mi hanno dato l'opportunità di avere grandi successi e grandi soddisfazioni. Ho avuto problematiche non sportive che mi hanno coinvolto per anni, difficili da gestire a livello personale e professionale. Mi hanno reso una persona migliore, logicamente ne avrei fatto volentieri a meno. Ho avuto una vita piena. Sempre lascia qualche cicatrice e meno male. Sono cose che ti fanno maturare, ti fanno migliorare ma come tutte le cose faticose non te le dimentichi. Sono una persona molto positiva e proattiva, anche nei peggiori momenti sono stato abbastanza capace ad essere equilibrato. Mi ha toccato poco, sufficientemente ma non troppo e mi ha permesso di rimanere con la mente e con i piedi ben piantati sapendo che saremmo arrivati alla fine della vicenda"
Sull'arrivo di Cristiano Ronaldo:
"Ha fatto epoca per merito del calciatore che era ed è il più grande calciatore del mondo in questo momento e forse della storia del calcio. E' un personaggio incredibile per come è lui come persona e in quel momento ci ha dato una grande visibilità per merito suo. Per quanto riguarda l'epoca in cui è avvenuta, se la guardiamo oggi il calcio italiano avrebbe bisogno di questo tipo di personaggio. Noi ce lo siamo guadagnati Cristiano Ronaldo, siamo partiti 10 anni prima vincendo e costruendo, comprando e vendendo grandissimi calciatori. Quello è stato l'apice di una storia incredibile che è stata quella di 11 anni di Juventus, 9 scudetti consecutivi, 19 titoli, sarà veramente difficile arrivarci. Ha dato un lustro non possibile senza di lui, gli stadi erano pieni perché i club potevano aumentare i prezzi. Ha dato a tutti dei benefici."
Sull'ambiente di Firenze:
"Quando uno dice troppo amore non è mai una cosa negativa, in generale. E' una cosa molto positiva. Io devo ringraziare i fiorentini perché siamo stati accolti benissimo, abbiamo avuto la fortuna di fare qualche risultato e di uscire dalle situazioni. Non credo che sia un posto difficile, i posti sono difficili e facili allo stesso modo. Le cose ti andranno bene per quello che tu metti in quello che fai, io guardo quello che posso fare io e possiamo fare come gruppo di lavoro. Il calcio da emozioni, bisogna cercare di far sognare le persone e portare le persone allo stadio con la speranza di vedere la squadra vincere. Non è una cosa difficile, è una fortuna poterlo fare"
Sui club di Serie A in mano a proprietà straniere:
"Le proprietà straniere ragionano in maniera diversa, bisogna aggiornarsi e adeguarsi. E' un trend che continua e fortunatamente c'è questo interesse ad investire, in Premier League i club sono degli asset per i proprietari. Se lo fanno in Italia dobbiamo cercare di aiutarli ad entrare nel nostro tessuto sociale e supportarli. Porta sicuramente grandi vantaggi in termini di apertura mentale, vengono da paesi dove lo sport è vissuto in un altro modo e questo è molto importante per il calcio italiano e l'Italia in generale"
Sui fallimenti del calcio italiano:
"E' un discorso ampio, io penso sempre che l'Italia avendo un DNA calcistico ogni bambino che nasce è un potenziale calciatore di grande livello. Non è vero che in Italia non ci sono i calciatori, abbiamo calciatori bravi anche in questa generazione. Abbiamo calciatori in Premier League, non produciamo abbastanza calciatori rispetto a quello che facevamo prima. Credo che la metodologia di allenamento sia alla base di tutto, devi imparare facendo le aste e passi dalla A alla Z e poi dalla Z alla B. La metodologia noi ce l'abbiamo poco evoluta, abbiamo esempi da cui potremmo prendere spunto tra cui la Spagna, il Portogallo. La Spagna ha lo stesso numero di abitanti nostro, ha le stesse strutture, mangiano come noi, il clima è come noi, ha lo stesso tipo di cultura e loro creano un x numero di calciatori e continuano a formarne e noi molto meno. Se poi pensiamo al Portogallo o all'Olanda che hanno 10 milioni di abitanti ci fanno fare brutta figura. Nel 2006 avevamo i migliori calciatori del mondo che giocavano nel nostro campionato"
Sul mercato:
"Io di base non sono mai soddisfatto. Convivo con questa mai contentezza di fondo e totale. Sono soddisfatto di quello che abbiamo fatto nel club, il club aveva bisogno di struttura e di strutturarsi. Grazie all'aiuto di Ferrari che mi hanno dato l'opportunità di creare la struttura che avevo in testa. Il nostro Presidente e la sua famiglia ha regalato a Firenze un centro sportivo che durerà 100 anni e ora ha una società seria, di questo sono soddisfatto. Siamo soddisfatti, abbiamo cambiato tanto. Ci vorrà tempo come ci vorrà tempo nel mettere in pratica le idee di un allenatore nuovo. E' un punto di partenza da qui a 4 anni, ne sono consapevole e ne siamo consapevoli. Sappiamo cosa dobbiamo fare, questo è il punto in cui siamo"
Sul colpo mancante:
"Non è cosa manca ma vorrei capire da qui al 3 settembre cosa riusciremo a fare e cosa ci mancherà a Gennaio l'anno prossimo. Abbiamo fatto tanti cambiamenti, è un po' come quando entri in una casa nuova. Sono molto curioso di vedere e sarei molto soddisfatto di vedere se tutto quello che abbiamo fatto funziona. La programmazione è una cosa Importante e noi ne abbiamo fatta tanta e sono soddisfatto. Piano piano vedremo durante questo periodo"
Su Grosso:
"Ci conosciamo molto bene. Il nostro rapporto è iniziato quando lui ha smesso di giocare e non era stata una grande conversazione la mia e la sua. Essendo stato una persona molto intelligente da giocatore si è tramutato subito in allenatore. Aveva grandi pregi come persona e come educatore, ha iniziato con noi alla Juve e ha fatto il suo percorso facendo tanti anni forse fin troppi di gavetta. Avrebbe meritato qualche occasione prima, essendo una persona con grandi piedi per terra credo abbia sempre scelto di fare passettini piccoli rispetto a quello più grande. Credo sia l'allenatore giusto nel posto giusto. Bisogna avere pazienza e tempo perché è stato rivoluzionato tutto, tra cui lui e bisogna dargli un po' di tempo per sistemare i soldati. Con gli allenatori si parla quando vai male 4h al giorno, ci si scambiano idee e considerazioni. Fabio è molto esigente con se stesso però è consapevole del posto in cui allena e della squadra che ha ed è contento del lavoro fatto. L'allenatore è molto concentrato su quello che deve fare, non sta a guardare molto il mercato"
Sulle seconde squadre:
"Negli altri paesi del mondo le seconde squadre esistono da 40 anni. Ci sarà anche alla Fiorentina. Bisogna strutturare bene un club e al tempo giusto avere la seconda squadra. E' un lavoro che deve essere fatto bene e deve essere strutturato. Avviene in parte ora con i giocatori che vanno in giro ma con le seconde squadre hanno l'opportunità di crescere accanto ai grandi campioni, hanno le strutture per crescere, questo è quello che si fa per costruire i grandi calciatori"
Sulle difficoltà del campionato italiano:
"La prima cosa credo sia sempre avere la giusta dimensione, riconoscere la propria dimensione è un atto di intelligente. Noi come Italia non siamo più un campionato di arrivo ma un campionato di passaggio. La Premier League ha un appeal non solo per i calciatori ma per tutti i protagonisti del mondo del calcio. Abbiamo dei competitor di un certo tipo, noi italiani siamo bravissimi a cercare nuovi calciatori, noi non molto a formarli. La Premier League saccheggia il nostro campionato, anche i migliori del campionato tedesco e campionato spagnolo. Dobbiamo essere più intelligenti, più smart, più veloci. Avendo lavorato 5 anni in Premier League ho dovuto adeguarmi e studiare, mi sono adeguato ho cercato di capire il sistema. Credo che i dati siano sempre molto utili. Nel grande numero ti fanno fare una grande scrematura, detto ciò poi c'è la parte umana. Questo nessun algoritmo te lo potrà dare."
Sull'esordio in campionato e un messaggio per i tifosi:
"Lunedì giochiamo una partita difficilissima. Al di là della Roma che è una signora squadra, è arrivata in Champions l'anno scorso, una squadra rodata allenata da un allenatore bravissimo che la allena già da un anno. Mantenere un allenatore da più anni ti da un grande vantaggio ed è una difficoltà oggettiva per Lunedì. Siamo una squadra competitiva che ha carattere, il campionato comincia adesso e finisce a Maggio, i conti si fanno alla fine. Quando si cambia tanto serve pazienza, non vuol dire che non avremo soddisfazioni, questo è l'inizio di un progetto che dura 4 anni quindi non sono spaventato e non lo ero quando eravamo ultimi figuriamoci adesso"
Sugli appuntamenti di mercato dei prossimi giorni:
"Quando c'è la partita, c'è la partita e il 70% è stare vicino alla squadra. La prima di campionato è sempre particolare, c'è molta eccitazione, oggi c'era già un'atmosfera diversa. Sono tre mesi che non si gioca, ogni prima è un po' speciale e te la ricordi anche dopo 40 anni. Dobbiamo pensare a questo e pensarci bene e poi verrà il resto"
Sul Centenario:
"La società è molto presente in questa situazione del Centenario. Ha investito tanto in termini di fondi, di tempo e di energie. E' un evento e c'è grande attenzione, siamo tutti molto dentro. Io un po' meno in questo periodo ma ognuno ha il suo compito ma siamo molto concentrati e speriamo che la gente si goda l'anno del centenario con una squadra che dia soddisfazione al pubblico"