«Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova», sosteneva Agatha Christie. Qui, in realtà siamo fermi a un indizio e mezzo. Considerato che Albert Gudmundsson non ha giocato la ripresa della sfida con il Torino e l’intera gara contro il Como. Dire infatti che la Fiorentina ha un assetto più performante senza l’islandese è un azzardo, non fosse per le qualità dell’islandese, anche se appare a singhiozzo. Semmai, aspettando tempi di recupero certi dopo l’infortunio alla caviglia, bisognerà capire come Vanoli intende sfruttare il numero 10. Già, perché l’assetto con in campo contemporaneamente sia Solomon che Harrison, con Parisi riportato basso a sinistra, sembra quello più equilibrato. O meglio, quello che ha dato risposte più confortanti e non solo in termini di risultati. Che in questo periodo contano e parecchio.
Per la Conférence il dilemma pare rimandato – difficile Gud torni a disposizione –, ma per la gara da circoletto rosso con il Pisa potrebbe esserci. Al momento il rebus pare rimandato, ma l’interrogativo resta. Dunque, restando ai fatti, l’innesto di Harrison ha dato più brio, sicuramente meno talento, ma maggiore profondità. Però è difficile rinunciare anche all’imprevedibilità dell’islandese e anche a quella di Solomon che agisce con maggiore incisività sulla sinistra. Quella preferita proprio da Gudmundsson a meno che non si cambi assetto, ma il 4-1-4-1 è al momento quello migliore. Il 4-2-3-1, che vedrebbe tutti e tre dietro a Kean sacrificherebbe Fagioli. Impossibile pensarlo. Lo riporta La Nazione.
