La sfida calda tra i due tecnici, Nazione: "Vanoli sente la rivincita, De Rossi si gioca il tutto per tutto"
Allora Vanoli doveva prima rimettere insieme una squadra e poi ricostruire un rapporto con una città sfiduciata. Oggi ha alle spalle un credito enorme
Dove tutto è cominciato. Stesso stadio, stessa partita, stessi allenatori. Ma stavolta GenoaFiorentina parte da due presupposti differenti. Il 9 novembre di un anno fa Paolo Vanoli e Daniele De Rossi si affacciavano al Ferraris con la stessa missione: prendere per mano due squadre in piena crisi e provare a tirarle fuori dai guai. Finì 2-2, con De Rossi costretto in tribuna dalla squalifica e Vanoli a vivere dalla panchina la prima tappa viola di una rincorsa che sembrava quasi impossibile. Un anno dopo rieccoli uno di fronte all’altro. Solo che nel frattempo qualcosa è cambiato.
De Rossi quella panchina l’ha conservata. Ha accompagnato il Genoa alla salvezza e ha avuto la possibilità di ripartire, ma adesso si ritrova nuovamente dentro la tempesta. I risultati non arrivano (1 punto in cinque partite), la classifica preoccupa e intorno al tecnico romano l’aria è diventata pesante. Quella contro la Fiorentina somiglia sempre più a un’ultima spiaggia, o comunque a una partita dalla quale dipenderà molto del suo futuro. Vanoli, invece, quella panchina l’aveva lasciata (suo malgrado) dopo aver completato l’impresa. Salvezza conquistata e strade divise, prima che il disastroso avvio della gestione Grosso convincesse la Fiorentina a tornare sui propri passi. E così Paolo è tornato. Più forte di prima, senza alcun dubbio. Perché stavolta non ha dovuto conquistarsi Firenze partendo (quasi) da zero: l’ha ritrovata ad aspettarlo.
È forse questa la differenza più grande rispetto a undici mesi fa. Allora Vanoli doveva prima rimettere insieme una squadra e poi ricostruire un rapporto con una città sfiduciata. Oggi ha alle spalle un credito enorme. La gente (e pure la squadra) crede in lui, ne riconosce il carattere e soprattutto ha visto nelle ultime settimane una Fiorentina tornata ad avere un’anima. Paolo - che sta cominciando soltanto adesso a viversi la città al di fuori del Viola Park - ha portato energia, ha alzato il livello degli allenamenti e ha provato a togliere paure e alibi a un gruppo giovane e profondamente rinnovato. La sua carica è diventata contagiosa. Per la squadra e per una città che si è rimessa rapidamente in scia. Ora arriva il passaggio successivo. La Fiorentina deve trasformare le sensazioni in risultati per capire fin dove potrà spingersi. Il calendario che conduce alla prossima sosta (Genoa, Como, Inter, Atalanta, Sassuolo e Juventus) servirà anche a questo.
Ma il tecnico gigliato non ha posto obiettivi a chi gli chiedeva se l’Europa può essere possibile. Lo ha spiegato ieri: «Non dobbiamo metterci pressioni e non dobbiamo nemmeno metterci limiti. È una squadra giovane e talentuosa, ma chi lavora con i giovani sa che nell’arco dell’anno ci saranno alti e bassi. Dobbiamo essere equilibrati, sapendo che il lavoro ci porterà a far crescere ed esprimere questo talento. Il talento, però, deve essere sempre al servizio della squadra». Genova diventa allora un’altra verifica importante. Proprio lì dove l’altro, inteso come De Rossi, si gioca presente e futuro.
Lo scrive stamattina in edicola il Corriere dello Sport