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Clamoroso: Italia pronta al ripescaggio mondiale, l’Iran può aprire le porte agli Azzurri

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Clamoroso: Italia pronta al ripescaggio mondiale, l’Iran può aprire le porte agli Azzurri

Redazione

2 Aprile · 22:13

Aggiornamento: 2 Aprile 2026 · 22:13

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Se l’Iran dovesse davvero rinunciare, l’ipotesi Italia sarebbe più che concreta. Gli azzurri hanno il coefficiente più alto tra le escluse

Nel calcio globale, poche certezze resistono quando la geopolitica irrompe con tale violenza da travalicare i confini dello sport. È il caso dell’Iran, qualificato sul campo al Mondiale 2026 ma oggi al centro di un’incertezza che, da semplice ipotesi, ha assunto contorni sempre più concreti. Non ingannino infatti le parole recenti di Infantino. Solo un paio di giorni fa il presidente della FIFA si era detto sicuro di un Iran presente la prossima estate negli Stati Uniti, ma la realtà dei fatti di cronaca ci racconta di un conflitto tutt’altro che risolto e risolvibile nel breve periodo. Anzi, al di là delle potenti offensive israeliane e statunitensi sul Paese, l’Iran ha dato prova di resistenza e di poter contrattaccare tanti Paesi dell’area mediorientale – Qatar, Emirati Arabi, la stessa Israele – e in un contesto di prosecuzione delle operazioni belliche, la presenza della nazionale di calcio iraniana a Los Angeles (dove dovrebbe affrontare Nuova Zelanda e il Belgio) e a Seattle (dove troverebbe l’Egitto), continua a essere fortemente in dubbio.

D’altra parte in contrapposizione alle parole di Infantino, ci sono anche le dichiarazioni del ministro dello Sport iraniano Ahmad Donyamali — che giusto lo scorso 11 marzo aveva esplicitamente messo in dubbio la possibilità di partecipazione. Parole che non sono rimaste isolate, specie a fronte, appunto, di una costante assenza di segnali di de-escalation nel breve periodo. Il tema dunque non è più soltanto diplomatico, ma logistico securitario: la presenza dell’Iran in un torneo ospitato anche negli Stati Uniti apre interrogativi difficili da eludere; e per quanto la partecipazione continui a essere confermata dalla FIFA sul piano formale, è profondamente incerta su quello sostanziale.

Un indicatore cruciale in questo nuovo mondo – lo abbiamo imparato proprio attraverso i fatti di cronaca bellica recente – è anche dato da Polymarket, una piattaforma decentralizzata che permette di fare scommesse basate su eventi futuri. Lo scorso 24 marzo è stato effettivamente aperto il mercato sulla rinuncia/esclusione dell’Iran al Mondiale 2026. E non vi ingannino al momento i movimenti fortemente orientati sul “no”: il termine massimo della scommessa è infatti indicato al 30 aprile, fine mese.

Quel che sappiamo, però, è che non esistono scadenze ufficiali imposte dalla FIFA alle nazioni qualificate per comunicare un’eventuale rinuncia. Tutto ciò può avvenire dunque anche oltre questa data. E per quanto non esistano precedenti simili nella storia dei Mondiali (c’è quello dell’Europeo del 1992 con la Jugoslavia esclusa e la Danimarca invitata, poi clamorosa vincitrice), la FIFA sulla questione si è tenuta volutamente di manica larga. L’articolo 6.7 del regolamento stabilisce infatti che, in caso di ritiro o esclusione di una federazione, “la FIFA deciderà sulla questione a propria esclusiva discrezione e adotterà qualsiasi misura ritenuta necessaria. La FIFA potrà decidere di sostituire la federazione partecipante in questione con un’altra associazione“.

È proprio questa discrezionalità assoluta a rendere lo scenario estremamente fluido. Non esiste un automatismo, né una gerarchia codificata: la scelta potrebbe essere tecnicapoliticageografica o persino commerciale. Tradizionalmente, la FIFA tende a preservare gli equilibri tra confederazioni — il che favorirebbe una sostituzione interna all’Asia — ma il regolamento non impone alcun vincolo stringente e la recente qualificazione dell’Iraq – federazione asiatica – ai danni della Bolivia in qualche modo è di ulteriore aiuto per una potenziale scelta extra-asiatica.

Ed è qui che, inevitabilmente, entra in gioco l’Italia. Se l’Iran dovesse davvero rinunciare, l’ipotesi Italia sarebbe più che concreta. Vuoi per la storia, vuoi per il prestigio, vuoi per il bacino d’utenza di tifosi, vuoi per il ranking: l’Italia è la nazionale con il coefficiente più alto tra le escluse. Vuoi anche per quel cambio di leadership sul fronte interno della FIGC che la FIFA ha visto di buon occhio: non è mistero che l’ormai ex presidente della FIGC Gravina sia uomo vicino a Ceferin; così come non è mistero che Ceferin e Infantino non siano migliori amici. 

Insomma, a fronte di un regolamento privo di criteri obbligatori e totalmente discrezionale, così come a fronte di alcune indiscrezioni che abbiamo raccolto proprio di queste ore, l’Italia è il nome principale in caso di rinuncia dell’Iran e opzione concreta sul tavolo della FIFA, che comunque oltre a questa possibilità starebbe riflettendo sull’ingresso eventuale di una nazionale africana – e non asiatica, proprio in virtù dell’ultimo posto agli spareggi preso un po’ a sorpresa dall’Iraq sulla Bolivia. La natura aperta dell’articolo 6.7 del resto lascia spazio a soluzioni non convenzionali, specie in presenza di circostanze eccezionali. E quella iraniana, oggi, appare decisamente sempre di più come una questione caldissima che dovrà continuare a essere valutata di giorno in giorno.

Lo riporta calciomercato.com

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