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Chivu imbarazzante dopo Inter-Juventus. Ha dato lezioni a tutti ma poi si è rivelato peggio degli altri

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Chivu imbarazzante dopo Inter-Juventus. Ha dato lezioni a tutti ma poi si è rivelato peggio degli altri

Redazione

15 Febbraio · 13:58

Aggiornamento: 15 Febbraio 2026 · 13:58

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Chivu prima della gara ha dato lezioni agli altri allenatori sulla comunicazioni post errori arbitrali. Poi ha fatto peggio degli altri

Chivu, Marotta e l’Inter (che comanda e comunica) hanno perso un’occasione per passare alla storia. Ma come, solo 48 ore prima Chivu dice l’ennesima cosa intelligente della sua carriera e poi batte il record della ipocrisia? Perché perché perché? Semplice, il calcio tollera le simulazioni, cioè il falso, ci convive, ma non accetta la verità, in particolare quando fa male.
«Sarò felice quando vedrò un allenatore chiedere scusa per avere approfittato di un errore arbitrale…», questo aveva detto l’intelligente (e due) allenatore dell’Inter. Ma passare dal pensiero all’azione è difficile. Lui è diverso dagli altri, poi però ha fatto e si comporta come tutti i suoi colleghi.

Il suo difensore di talento, Alessandro Bastoni, uno dei pochi in questa Inter che pensa poco alla fase difensiva (lo ha dimostrato anche contro la Juventus) non solo simula sfracellandosi a terra per un non fallo di Kalulu ma esulta addirittura quando vede l’arbitro La Penna sventolare il cartellino rosso sotto il naso dell’innocente giocatore bianconero che giustamente si dispera, invoca la Var, che per folle e castrante protocollo non può essere chiamata in causa, e questa é la regola più assurda, per fortuna già in revisione, chiede aiuto al mondo senza riceverlo. L’unico che potrebbe venirgli in soccorso é proprio il collega Bastoni, dicendo all’arbitro «non ammonirlo per la seconda volta, mi ha solo toccato, strofinandomi la maglia… poi io mi sono lasciato andare…».

Figurarsi se il giovanotto di talento compie un gesto così nobile: invece, non aspetta altro che Kalulu finisca il suo più che giustificato piagnisteo negli spogliatoi per esultare come se avesse segnato un gol. I fotografi e la tv riprendono Bastoni che festeggia l’impresa personale. Prima omissione di verità. La seconda omissione la mette in atto Chivu nel dopo partita. Invece di riconoscere la marachella rispettando il suo pensiero, la sua filosofia di vita, inizia a parlare di «tocco», «il mio giocatore è stato toccato». Come dire: «naturale che perda l’equilibrio». Ragionamento che non sta in piedi, lontano dalla coerenza. Seconda omissione di verità.

L’allenatore dell’Inter è preparato, vuole essere diverso e lo é per davvero, ne restiamo convinti anche dopo questa recita da teatrino di periferia, ma ci ha messo un’ora prima di presentarsi davanti a tv e giornalisti per minimizzare, giustificare, aggrapparsi alle vetrate di San Siro per scivolare inevitabilmente nell’autotrappolone. Fabbricato con maniacale perfezione in quell’ora di falsa testimonianza insieme ai vertici della società, con il presidente Marotta, manager che stimiamo sia come professionista che come persona. Ecco perché l’errore commesso é ancora più grave.

Hanno perso l’occasione per passare alla storia, per fare un gesto inusuale, per dare ragione a Chivu quando un giorno ha sostenuto «parlerò di arbitri quando vedrò un allenatore chiedere scusa ammettendo di avere beneficiato di un errore arbitrale». Ma ci vuole così tanto? Ci vuole coraggio, «ci vuole orecchio» cantava il fantastico Enzo Jannacci: “…Perché ci vuole orecchio, bisogna avere il pacco immerso, intinto dentro al secchio, bisogna averlo tutto, anzi parecchio… per fare certe cose ci vuole orecchio…». L’Inter sta vincendo lo scudetto con merito, non hanno bisogno di alcun aiuto, ma Chivu, Bastoni e Marotta «non hanno avuto orecchio» come raccomandava Jannacci.

Ps: la Juve ha subito un torto, la sua rabbia é più che giustificata, non è ammissibile invece accerchiare l’arbitro cercando addirittura un contatto violento che non può essere accettato. Il saloon é un altro film che va evitato. Lo scrive il Corriere della Sera

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