“Ragazzi, mi dispiace, non ce la faccio a venire alla prossima; vado in Italia a sposarmi e torno”,

Gli annunci di matrimonio si fanno anche così al Viola club Londra, come ha fatto Niccolò, socio storico. Per perdersi una partita ci vuole adeguata giustificazione: scuse accettate.

Eccoci riuniti per Inter-Fiorentina, il passato che non fa più male di Borja Valero e Vecino ed il futuro non più tanto sognato di Spalletti sulla panchina viola.

Ha vinto l’Inter, ha vinto l’arbitro Mazzoleni per i più polemici. La delusione di fine partita fa da contraltare all’entusiasmo dei primi minuti, lo stesso dei calciatori viola in campo e dei tifosi al ristorante Domo94 di Camden. Nel mezzo, una pizza e qualche momento di distensione.

Uno dei passatempi preferiti quando il pressing di Simeone allenta è quello di nominare calciatori passati in viola senza lasciare tracce. È una caccia a scovare il giocatore dal peggior rendimento e, per chi lo trova, la soddisfazione è pari al gusto di un piatto di pasta fumante.

Il Tanque Silva, Bolatti, il colpo Toledo e l’apparizione Salcedo. Poi c’è spazio per le saghe familiari, con Luis Helguera fratello di Helguera e Zohore, cugino di Drogba. I nomi si rincorrono, accompagnati da gridolini di giubilo, e vanno a comporre una personalissima classifica da pallone d’oro di un mondo alla rovescia che nemmeno Marx avrebbe saputo immaginare.

Jimmy Fontana!» esplode Niccolò. Quello è il cantante» si sente dalle retrovie. “No, giusto, era il portiere del Palermo!».

Puntuale arriva il momento di ricordare la formazione della C2, con la commozione normalmente riservata ai caduti in guerra. “Minieri!”. Chi ha meno minuti in campo vale di più.

Il passo è breve per sconfinare nel videogioco e a questo punto metà uditorio torna a mettere a fuoco il maxischermo che stava fissando ormai da minuti senza sapere di chi fosse la palla. Ma c’è ancora chi si lascia andare a rievocare la sua formazione di partenza nei più classici videogiochi pallonari, con i nomi di Baroja, Castello, Miranda che scorrono sicuri come le dita su un rosario.

Intanto, al Meazza Mirallas convince, Chiesa guizza, Pjaca dura poco e Vlahovic sa di non giocare contro il Chievo Primavera. Finisce 2-1: “per fortuna si rigioca tra cinque giorni”.

Niccolò Di Pietro – Viola club Londra