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Sticchi Damiani risponde a Cardinale: “Non tiene conto del calcio in Italia e delle province”

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Sticchi Damiani risponde a Cardinale: “Non tiene conto del calcio in Italia e delle province”

Redazione

16 Novembre · 16:32

Aggiornamento: 16 Novembre 2025 · 17:21

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Il presidente del Lecce ha risposto a tono alla provocazione lanciata negli ultimi giorni dal proprietario del Milan

Nelle scorse settimane avevano fatto discutere le parole del proprietario del Milan, Gerry Cardinale, il quale nell’intervista rilasciata al podcast americano The Varsity aveva dichiarato: “Negli Stati Uniti, nessuno vuole vedere Cagliari contro Lecce, e questo è un problema. La competizione è l’essenza dello sport, ma non è premiata economicamente”.

Arriva ora la risposta del Presidente del Lecce, Saverio Sticchi Damiani, nel suo intervento presso l’Aula Magna del Dipartimento di Scienze Giuridiche nel seminario dedicato agli studenti di Diritto e Management dello Sport. “Io sono profondamente contrario a questo tentativo che c’è in atto” – le sue parole riprese da Pianetalecce.it – , che è molto serio e concreto, di ridurre la Serie A a 18 squadre. Addirittura qualcuno la vorrebbe a 16. A dire di qualcuno Cagliari e Lecce non interessa nessuno e cito testualmente. Probabilmente non tiene conto della tradizione del calcio in Italia e delle province”.

Poi prosegue facendo notare: ”La storia che sta scrivendo il Lecce in questi anni è una bella storia da raccontare. Secondo me la Serie A di questi anni sarebbe stata meno interessante. Abbiamo raccontato in questi quattro anni partite epiche, giocatori che partendo dalla Primavera giocano al Manchester United, 22mila abbonati, 5mila tifosi in trasferta. Tutto questo, con 16 o 18 squadre, non si racconterà più”.

Il pensiero di Sticchi Damiani è che la vera concorrenza per la Serie A sia quella con la Premier League: “Quelllo è un buco nero economico che drena ricchezza dal continente. Hanno quasi quattro volte le entrate televisive delle altre leghe europee ed è un problema. Eppure, in Serie A, l’ultima può battere la prima in qualsiasi giornata. È la lega più competitiva, ma non veniamo pagati per questo”.

”Non possiamo ottenere accordi significativi per i diritti internazionali. Perché? Perché i distributori vogliono solo “il meglio”, da cui nasce il fenomeno della Superlega”, conclude. Lo riporta Tuttomercatoweb.

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