Non sappiamo se Balotelli consideri Ribery un maestro. Dovrebbe, diciamo noi, ma con super (?) Mario non si sa mai. Forse, come citazione dotta, ci sarebbe stata meglio: “Ribery e Balotelli, il vecchio ed il bambino”, con riferimento all’età anagrafica dei due. Però la canzone di Guccini dice anche… “un vecchio ed un bambino si preser per mano”, e dubitiamo che Franck prenderebbe per mano uno come Balotelli. Col rischio che gli scappi e ci vada di mezzo lui. No, meglio definire Franck Ribery il maestro (per classe, carriera, professionalità) e Balotelli l’allievo (per classe, carriera e… professionalità). Proprio quest’ultimo è il fattore che ha ispirato il paragone: la professionalità, il senso del dovere, del sacrificio, la voglia di migliorarsi, l’attaccamento a squadra e tifosi. Ed anche l’importanza della famiglia. Elementi che scavano un solco profondissimo tra i due soggetti in questione. Inutile soffermarsi (come è stato fatto in questi giorni) sul ruolo, i dribbling, le reti, gli assist… tutte cose effimere. Che un giorno ti riescono, e l’altro no. Ciò che differenzia Franck Ribery da Mario Balotelli è la testa, la maturità, l’importanza data al denaro e al successo, il rispetto per compagni e tifosi. E ci fermiamo qui. Il discorso sulla famiglia e l’amore per i figli lo lasciamo al giudizio dei nostri lettori. Quindi, alla luce di queste considerazioni, chi è il maestro e chi l’allievo? Lunedì al Rigamonti di Brescia, chi dovrebbe chiedere la maglia a chi? E se dopo la partita Ribery e Balotelli si facessero una birra insieme, chi dovrebbe fare le domande e chi dare le risposte? Noi, fossimo Balotelli, non vedremmo l’ora…

  • Brescia-Fiorentina è la partita degli ex Alessandro Matri e Romulo, è la partita di Cistana (promettentissimo difensore), di Donnarumma e Torregrossa giovani attaccanti… Brescia-Fiorentina è sopratutto la partita di Sandro Tonali. Prima definizione per lui: regista. Ma, pensandoci bene, non è un vero e proprio regista. Poi mezzala… però (pensandoci ancora bene) non fa solo la mezzala. Quindi mediano, anche se pensa e ripensa… averne di piedi come lui per fare il mediano. E allora? Tagliamo la testa al toro: Sandro Tonali è un regista, una mezzala e un mediano. Tutti insieme. Sandro Tonali è un todocampista, perfetto in un centrocampo a tre con Castrovilli a sx e Badelj o Pulgar nel mezzo. Ci pensate? Tonali che parte da destra, copre la difesa e supporta l’attacco, alle spalle del tridente Chiesa-Pedro-Ribery. Ma perchè parliamo di Sandro Tonali? Perchè il ragazzo piace da morire a Daniele Pradè. E di conseguenza alla coppia Commisso-Barone. Il problema è la cifra, la valutazione del 19enne bresciano che cresce di partita in partita. Per questo la Fiorentina, dopo averci provato in estate con un’offerta di 30 milioni, a gennaio è pronta a rilanciare. 35? 40? Più o meno… Obiettivo, assicurarselo per giugno prossimo bruciando la concorrenza di Juve, Inter, Manchester United, Real Madrid. E chi più ne ha… Perchè allora Tonali, davanti a tante pretendenti, dovrebbe scegliere la Fiorentina? Per 3 motivi: 1) La Fiorentina di Commisso è società seria, solvibile, che punta sui migliori giovani italiani. Sulla scia della Sampdoria di Mantovani. 2) Perchè l’anno prossimo i viola saranno presumibilmente in Europa League, e Tonali sarebbe l’ideale per una dimensione simile. 3) Perchè nella Fiorentina Tonali sarebbe un titolare inamovibile, e sarebbe uno step perfetto in previsione di una carriera luminosa. E in chiave Nazionale. In attesa che la Fiorentina diventi come la Juve, il Manchester, il Real… Hai visto mai?

Chiusura su Roby Baggio. Chi vi scrive era in curva Fiesole il 6 aprile 1991 quando Roby, sostituito all’83’ da Angelo Alessio, prima di uscire si china a raccogliere una sciarpa viola e saluta la curva. E per tutta risposta la Fiesole applaude. In modo composto ma convinto. Negli anni a seguire Roby ha militato con Bologna, Milan, Inter, Brescia, ed ogni volta ci ha fatto gol. Spesso su rigore. Ed ogni volta che esultava il sottoscritto aumentava il suo rancore. Quasi considerandolo un nemico. A 28 anni di distanza il “divin codino” è diventato un signore di 52 anni che, a domanda precisa, guarda la foto di cui sopra… e si commuove. Anzi, piange con voce rotta. Ha confessato una volta per tutte che l’addio a Firenze è una ferita ancora aperta, che lui non se ne sarebbe mai andato, che faceva parte di un affare più grande di lui, che per anni ha portato il peso di quei ragazzi coinvolti nella “guerriglia dei viali”, che da noi ha scoperto il Buddismo ed ha cambiato (in meglio) la sua vita. Insomma… Baggio a Firenze deve tutto. E deve dire grazie. E allora, perchè non mettere una pietra sopra ad ogni equivoco, ogni incomprensione, nata, cresciuta, prosperata negli anni? A che serve continuare nell’equivoco: “però, se voleva, poteva rimanere”. Oppure: “ma proprio ai gobbi doveva andare?” Roby ha finalmente fatto mea culpa, e ci è sembrato sincero. E poi, ricordatevi che il miglior Baggio (nell’anno della B2) l’abbiamo avuto noi. Uno dei migliori calciatori della storia, l’unico che poteva prendere il posto (o sedere accanto) a Giancarlo Antognoni, l’abbiamo cresciuto noi. Noi ed il Brescia, a fine carriera. Primo ed ultimo amore di Roby Baggio. E nemmeno a farlo apposta, tra otto giorni, c’è Brescia-Fiorentina. Che scherzi fa il destino… 

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