Aleggia nell’aria la possibilità che Stefano Pioli possa mutare nuovamente l’aspetto della propria Fiorentina. Dopo aver iniziato – provandolo per tutta la preparazione – con il “suo” 4-2-3-1, il tecnico viola ha progressivamente applicato le idee calcistiche sul 4-3-3, agevolando ad esempio le prestazioni di Marco Benassi. E adesso potrebbe cambiare ancora, passando alla difesa a tre, schierando cinque centrocampisti. Arretrando, quindi, Federico Chiesa.

ESIGENZE – Alzare il tasso difensivo è necessario. Con Davide Astori e German Pezzella potrebbe essere inserito Vitor Hugo, con due esterni il cui compito sarebbe quello di occupare tutta la fascia, nelle due fasi. A destra o a sinistra, Chiesa ci sarebbe sicuramente. Poi Cristiano Biraghi o Bruno Gaspar. Il pericolo risiede nella perdita di lucidità dovuta alla stanchezza e nell’incapacità di portare a termine alcune giocate in zone del campo distanti dal terreno caldo dell’attacco.

LONTANANZA – Ma Chiesa deve stare vicino alla porta. Lo dicono i numeri: tre reti segnate – contro Bologna, Atalanta e SPAL, per un totale di cinque punti conquistati grazie ai gol del classe ’97 – e altrettanti assist confezionati. Oltre a prestazioni sostanziose, difficilmente a bassa intensità, contraddistinte di una continuità di livello. Snaturarlo, anche se nelle giovanili ha ricoperto già il possibile futuro ruolo, potrebbe rivelarsi un errore, fermando una crescita palesemente in divenire.

BERNARDESCHITE – “Stefano, non fare come Paulo”, verrebbe da dire. Quando Sousa plasmò Federico Bernardeschi, lo sfruttò a tutto campo: il giocatore crebbe grazie a quell’intuizione, ma difficilmente era decisivo in zona realizzativa. E la classe va coltivata, utilizzata e fatta rendere. Anche perché la Fiorentina attuale non può permettersi di sacrificare il proprio migliore elemento per un puro dilemma tattico: un conto era la Viola di Bernardeschi, un conto è quella in cui Chiesa si sta confermando.

A SASSUOLO? – Domenica a Firenze arriva il Sassuolo. Pioli potrebbe lanciare il nuovo modulo dal primo minuto, cercando di dare una svolta, oltre una vittoria che manca dal 25 ottobre, ottenuta nella gara contro il Torino. Quella del 3-5-2 – nelle sue varianti – resta comunque al vaglio dell’allenatore gigliato, sempre radicato nelle sue convinzioni: un’ipotesi che non sta scartando a priori, ma che potrebbe ritorcerglisi contro.

Giacomo Brunetti – Cm.com

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