Il protagonista

Corriere dello Sport: "L'attacco pende tutto dal mancino di Mastantuono. I compagni paiono di un altro livello"

Le sortite offensive della Fiorentina si affidano quasi interamente alle giocate del classe 2007, mettendo in luce il divario di brillantezza con il resto dei compagni

01 novembre 2026 10:03
Corriere dello Sport: "L'attacco pende tutto dal mancino di Mastantuono. I compagni paiono di un altro livello" - Firenze, Stadio Franchi, 19.10.2026, Fiorentina-Como, foto Lisa Guglielmi. Copyright Labaroviola.com
Firenze, Stadio Franchi, 19.10.2026, Fiorentina-Como, foto Lisa Guglielmi. Copyright Labaroviola.com
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In questa Fiorentina accidentata c'è un problema non problema che risponde al nome di Franco Mastantuono. Perché, nonostante qualcuno giovedì sera dalle tribune del Franchi abbia iniziato a bofonchiare dopo l'ennesimo pezzo da solista del numero trenta, è ormai evidente che, per l'assetto in campo e mancanza di controfigure, il talento di Azul sia allo stesso tempo regista, attore principale e spalla dello sceneggiato offensivo viola.

A TUTTO CAMPO. Come contributi in zona gol è rimasto fermo all'undici settembre scorso, ai primi tre e finora ultimi centri in Italia arrivati nella serata di Venezia. Ma sarebbe un errore inserire Mastantuono tra gli elementi che non funzionano: il classe 2007 è il centro di gravità di un attacco che pende completamente dal suo mancino per accendersi. Lo dicono i numeri, nella singola partita e nella stagione: partiamo da Fiorentina-Atalanta, gara in cui l'esterno di proprietà del Real Madrid ha toccato 69 palloni (29 in più dell'altro esterno, Njie), ha tentato 6 dribbling (2 riusciti), e ha tirato in 4 occasioni; Mastantuono è uscito dal campo da primo per duelli vinti (12), ma anche per falli subiti (4) e opportunità create (3). Se guardiamo i dati della Serie A alla vigilia della 10ª giornata, lo troviamo al vertice nelle classifiche di tiri in porta (sono 33 addirittura, dietro solo ai 41 di Nico Paz) e dribbling tentati (46), oltre che per tocchi in area di rigore (63). Una mole di lavoro estrema per un calciatore di estrema qualità, chiamato però a fare tanta, tantissima quantità. Perché attorno i riferimenti latitano, per un calciatore elettrico e tecnico come lui è complesso associarsi coi compagni (ogni tanto prova a dialogare con Fagioli, ma gli altri paiono su un altro spartito) e quindi le occasioni che ha se le crea quasi sempre da solo.  
 
COSA MANCA. Poi c'è la questione finalizzazione: contro l'Atalanta ha sfiorato la traversa su punizione, in un altro paio di occasioni è andato più lontano dallo specchio; è chiaro come i numeri bassi sotto porta siano da imputare soprattutto al lavoro extra a cui è chiamato. La missione per Paolo Vanoli rimane sempre quella: cercare di metterlo nelle condizioni migliori per incidere, sgravarlo di qualche compito nella prima costruzione di gioco, avvicinarlo alla porta. Per farlo devono crescere i singoli accanto al talento di scuola River. A cominciare dalla gara di domani contro il Sassuolo. Da Fiorentina-Atalanta ci portiamo anche una novità, o quasi, ovvero il suo impiego per tutti i novanta minuti (più recupero), con Vanoli che ha deciso di non rinunciarci (a differenza di quanto fatto con Como e Inter): una testimonianza della crescita di un giocatore diventato centrale anche in termini di leadership e responsabilità che si prende. O che spesso i compagni gli delegano.

Lo scrive stamattina in edicola il Corriere dello Sport