In un’intervista alla Gazzetta dello Sport, Alexander Manninger ha ripercorso con amarezza il suo approdo in maglia viola, ammettendo che all’epoca “fu una decisione sbagliata”. Il portiere austriaco ha descritto un ambiente surreale, figlio di una crisi societaria che nel 2001 stava portando il club al collasso: “Trovai una situazione assurda, era il 2001 e la società era sull’orlo del fallimento”. Tra stipendi non pagati e un futuro incerto, Manninger ricorda come l’allenatore Roberto Mancini cercasse di gestire il gruppo con ironia, pur sapendo che la fine era vicina: “L’allenatore era Mancini e ogni tanto ci diceva: ‘Chissà se ci alleniamo domani'”. Secondo l’ex portiere, lo spogliatoio era allo sbando: “Sapevamo tutti che potevamo fallire da un momento all’altro. Molti, in più, non erano abituati a una situazione del genere: c’era chi voleva mettere in mora la società, chi andava via, insomma un gran casino…”.
L’unico raggio di luce di quell’esperienza fu il rapporto con Enrico Chiesa, che lo aiutò molto a integrarsi. Manninger ha voluto dedicargli un ringraziamento speciale, ricordando la sua ospitalità: “Mi diceva ‘oggi vieni a cena da me’. Io potevo solo accettare, sennò si arrabbiava”. Oltre alla vicinanza umana, il portiere è rimasto impressionato dalla classe e dalla dedizione dell’attaccante: “Ma quanto era forte Enrico, mamma mia. Ricordo che si fermava le ore a calciare, fino a che non gli riusciva tutto non andava via dal campo”.
