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Gravina studia la rivoluzione dell’AIA: gli arbitri diventeranno professionisti, nascerà una nuova società

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Gravina studia la rivoluzione dell’AIA: gli arbitri diventeranno professionisti, nascerà una nuova società

Redazione

25 Febbraio · 11:56

Aggiornamento: 25 Febbraio 2026 · 11:56

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Partono oggi i lavori per trasformare l’idea di Gabriele Gravina di una classe arbitrale d’élite in un fatto. Il presidente federale ha fretta, i direttori di gara sono continuamente al centro delle polemiche: bisogna fare qualcosa e occorre farla adesso. L’appuntamento è per le 15 in via Allegri. L’incontro sarà introdotto da Gravina, ma si tratterà di una riunione prettamente tecnica che vedrà coinvolti per il momento i rappresentanti degli arbitri (il designatore Rocchi, ma è stato invitato anche il vicepresidente Aia Massini). Nella prossima riunione interverranno anche quelli di Lega Serie A e Serie A. L’obiettivo è dare una forma concreta alla riforma illustrata giovedì scorso dal numero uno della Figc alle componenti federali. In quell’occasione Gravina aveva chiesto chi fosse soddisfatto dell’attuale organizzazione arbitrale: tutti hanno scosso la testa, esprimendo una pressoché unanime delusione con annessa urgenza di svolta.

In che cosa consisterà la riforma? Le linee guida definite dalla Figc sono chiare, si parte da una bozza in 15 punti per arrivare alla definizione di questa rivoluzione arbitrale che ha come unico obiettivo quello di migliorare la qualità della categoria a partire, attenzione, dalla prossima stagione. L’obiettivo è creare una società di diritto privato, partecipata al 100% dalla Figc, completamente autonoma, dove confluirà un budget definito per il momento in 17-18 milioni, che arriveranno principalmente dalla Federazione e in quota parte dalle Leghe di A e B. Sarà il Consiglio federale a nominare tre Consiglieri di amministrazione indipendenti, quindi non legati in alcun modo a club, Aia o Federazione stessa. Questo CdA gestirà una parte tecnica e una parte amministrativa. La prima si concretizzerà con la nomina di una persona, il direttore tecnico appunto, chiamata a definire i nomi di chi rientrerà in questa classe d’élite. Di fatto un designatore che sceglierà chi deve dirigere cosa. Poi ci sarà un direttore amministrativo che curerà gli aspetti economici e burocratici, compresa la ricerca di sponsor e la gestione dei diritti d’immagine.

Uno dei maggiori cambiamenti riguarda la parte tecnica. Oggi le nomine vengono proposte dall’organo politico dell’Aia, il Comitato nazionale. Gravina vuole separare di netto il merito da ogni possibile valutazione politica, che rischia di tener conto di fattori (ad esempio un’equa rappresentanza del territorio) che non sempre premiano le competenze. Che cosa resta all’Aia? Principalmente la formazione dei nuovi arbitri e la gestione fino alla Serie C, mentre i migliori saranno scelti dal direttore tecnico della nuova società. Non solo, quello che per alcuni arbitri era un diritto acquisito diventerà ora un rapporto solido, ma a termine. E qui entra in ballo il professionismo: i nuovi entrati verranno prima pagati a gettone, poi – una volta convinto il designatore – saranno assunti a tempo determinato, con tutte le tutele del caso.

Quanti saranno? La bozza parla di 40 arbitri, 66 assistenti e 24 VMO (Video Match Officer). L’intenzione è arrivare nel giro di un mese ad una bozza definita da tutte le componenti, che sarà poi votata in Consiglio federale. Quindi saranno necessarie alcune modifiche del Regolamento Aia che vanno approvate dal Comitato nazionale. Viene facile pensare che l’Associazione farà una certa resistenza, ma lo scoglio non sarebbe comunque insormontabile. Anche senza il possibile commissariamento dell’Aia per la decadenza di Zappi, la Federazione ha il diritto di chiedere, tramite una decisione di Consiglio federale, di adeguare il suo regolamento alle indicazioni del Consiglio stesso. Se non dovesse essere ascoltata si creerebbero gli estremi per il commissariamento… Quello a cui punta oggi la Figc è però avere una riforma sostenuta da una larghissima maggioranza, dai club a tutto il mondo sportivo. Per far sì che le cose cambino davvero. Lo scrive la Gazzetta dello Sport

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