Firenze, un tempo ricca di eccellenze in numerose discipline, oggi si ritrova a fare i conti con una realtà molto meno brillante. Sul sito di Sky Sport, Tommaso Liguori ha offerto una riflessione netta che fa discutere. Secondo il giornalista, mentre il calcio viola arranca, altri settori continuano a trascinare l’economia locale.
“Al contrario delle vicende calcistiche dei Viola, la moda, l’arte e il turismo continuano a trascinare e a essere il motore economico di Firenze, vera capitale del Rinascimento. […] Tutto ciò ci fa pensare, allora, che la crisi di Firenze sia tutta concentrata nella realtà sportiva perché dietro la fallimentare stagione dei Viola c’è quella di tante altre discipline totalmente scomparse dopo aver ottenuto successi importanti nel passato“.
Liguori ricorda infatti gli anni d’oro delle storiche realtà sportive cittadine: dalla Rari Nantes Florentia della pallanuoto, alla Ruini nella pallavolo, fino alla Liberti Firenze nel basket. Periodi di gloria ormai lontani, sostituiti da una situazione molto più complessa.
“Sono solo bei ricordi che oggi fanno i conti con una realtà sportiva ben diversa. Ecco di conti dobbiamo parlare tanto per cambiare perché questo è, forse, la causa della crisi sportiva di Firenze. Una città importante ma troppo piccola anche economicamente per poter competere con le grandi società italiane e straniere. Soprattutto nel mondo del calcio, dove servono risorse sempre maggiori per restare a certi livelli. La Fiorentina può disporre di budget molto più contenuti e i tifosi non possono pretendere che i presidenti spendano milioni di euro a fondo perduto. Questo lo ha capito anche Rocco Commisso, attuale proprietario della società Viola che fin da subito ha avuto ben presenti i limiti economici della società. In particolare dopo la mancata realizzazione dello stadio di proprietà nel quartiere di Novoli”.
Per Liguori, la città deve fare i conti con i propri limiti, accettandoli senza però rinunciare all’ambizione.
“Firenze e i fiorentini devono capire i propri limiti economici e strutturali della città. Ciò non vuol dire rassegnarsi a un ruolo di secondo piano; ma competere con Juventus, Milan, Inter, Napoli, Roma e Lazio diventa sempre più proibitivo. Per non parlare del mercato internazionale. Ci sono alternative alla gestione sportiva di Rocco Commisso? C’è qualche imprenditore fiorentino che ha voglia di investire capitali propri nel mondo del calcio? Finora non si è visto nessuno. Firenze cerchi di abbandonare la sua solita vena critica e polemica e guardi in faccia la realtà. A tutta la città conviene tenersi stretto Commisso e stringersi intorno alla squadra sostenendola fino alla fine. La retrocessione potrebbe aprire scenari ancora più negativi e dai quali potrebbe essere difficile potersi riprendere. Basta vedere cosa è successo alla Sampdoria o al Bari, due piazze che, come Firenze, meritano un posto nell’élite del calcio italiano”.
